“Noi speriamo che ce la caviamo da soli…”

Fonte: www.superando.it del 17 Luglio 2019

Fare la spesa, cucinare, mangiare assieme attorno a un tavolo, oppure sul lungomare, partire per qualche giorno in montagna, o anche calcare il palco di un teatro: tanti momenti di vita quotidiana che ognuno ha il diritto di vivere. E sono le azioni che ormai da un anno, e sempre con maggiore consapevolezza, animano “Noi speriamo che ce la caviamo da soli…”, progetto voluto allo scopo di costruire percorsi di graduale autonomia per persone con disabilità intellettiva o fisica, coinvolgendo tredici Associazioni impegnate sul fronte della disabilità in dodici Regioni del nostro Paese.

L’iniziativa è oggi giunta a metà del suo viaggio e si è da poco data appuntamento per un meeting intermedio a Roma, presso la sede del CSV Lazio (Centro di Servizio del Volontariato). Aveva preso avvio nell’agosto 2018, grazie al sostegno del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e si concluderà nel febbraio 2020, per un’attività totale di diciotto mesi e un valore complessivo di oltre 900.000 euro.

Noi speriamo che ce la caviamo da soli… è articolato su 12 Regioni e sviluppato da 13 Associazioni (capofila l’AIAS di Pesaro), che operano nel mondo della disabilità e che, ognuna nel proprio territorio, hanno dato vita a una serie di progetti, tutti poi messi in rete fra loro in un sistema di confronto e scambio di buone pratiche su scala nazionale.
Esperimenti abitativi, laboratori, momenti aggregativi, percorsi individuali: ogni Associazione sotto la guida di operatori specializzati ha sviluppato un progetto sperimentale. E questo dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia, dalla Puglia al Piemonte, in modo tale da elaborare un modello consolidato e replicabile, verso una vera filosofia di “vita autonoma”.

Abitare insieme dell’Aquila, ad esempio, ha creato momenti residenziali di cinque giorni al mese, dove i ragazzi imparano mansioni domestiche, o a spostarsi in maggiore autonomia sul territorio, mentre l’Associazione Aladino di Terni organizza corsi di cucina, in un laboratorio di consapevolezza.
Ci sono poi organizzazioni che tengono i proprio appuntamenti in mezzo alla settimana, così da creare autonomia durante lo scorrere feriale dei giorni, come la CPD di Torino (Consulta per le Persone in Difficoltà), o Insieme di Pesaro. Dal canto suo, l’ANFFAS di Cagliari(Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) organizza tirocini per l’inserimento lavorativo, mentre Casa di Solidarietà e Accoglienza, a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), specializzata nella malattia mentale, punta a formare i soggetti coinvolti verso l’autonomia nella propria abitazione.

E ancora, Semi di Pace di Tarquinia (Viterbo) ha creato un’area di attività in un complesso demaniale alla periferia di Tarquinia. Ecopark di San Vito al Torre (Udine) lavora sui laboratori teatrali come momento di autocoscienza. La capofila AIAS di Pesaro, che si occupa di disabilità gravi, in colloquio con la famiglia ragiona sulle dinamiche del “Dopo di Noi”. Fuorigioco di Rivarolo Mantovano (Mantova) si concentra sul risveglio di forme di autoconsapevolezza per attivare processi di indipendenza. E infine Insieme con i Disabili di Alessano (Lecce), costruisce dei weekend di autonomia abitativa, in un confronto serrato coi genitori.
Tante attività, dunque, per tantissime storie in ogni Associazione.

Le persone direttamente interessate sono 52, mentre quelle coinvolte nel processo più ampio di indagine e promozione sono 208. Sono inoltre 158 i volontari e 26 gli operatori attivi.
Noi speriamo che ce la caviamo da soli… nasce dalla Legge 112/16, meglio nota come “Legge sul Dopo di Noi” o “sul Durante e Dopo di Noi”, ma l’obiettivo del progetto è sostanzialmente favorire l’autonomia e la libertà di scelta in modo graduale, già prima del “Dopo di Noi”, senza cioè attendere che essa si imponga improvvisa col venir meno del sostegno familiare.
Contemporaneamente ogni Associazione si è confrontata con le famiglie, in un’azione di mutuo aiuto. E questo grazie a dei gruppi che hanno coinvolto padri e madri, allo scopo di misurarsi con l’idea di autonomia, creare senso di fiducia e superare la fase di “distacco” iniziale, che può essere difficile tanto per il ragazzo, quanto per il genitore.

Una prima traccia delle numerose esperienze, racconti di incontro, confronto e crescita è disponibile nel sito dedicato al progetto, dove operatori e soggetti coinvolti stanno lasciando le loro testimonianze sui vari percorsi di autonomia intrapresi, sul confronto con le sfide di una vita più indipendente e di una conoscenza reciproca che non smette mai di portare nuova ricchezza.