Lavoro e disabilità: a che punto siamo? Cosa non funziona e cosa andrebbe riformato?

Fonte: www.disabili-com 29/4/2021 Daniele Regolo, esperto di Diversity e Inclusion, dialoga con disabili.com sulla attuale situazione del mondo del lavoro e delle persone con disabilità. Tra considerazioni e qualche proposta

Per tracciare una panoramica della situazione attuale occupazionale vissuta dalle persone con disabilità, abbiamo interpellato un esperto del tema: Daniele Regolo. Disabile uditivo fin dalla primissima infanzia, dopo aver collezionato molte esperienze lavorative frammentate e di breve durata proprio a causa della sua sordità, ha fondato, nel 2013, Jobmetoo, la prima agenzia per il lavoro esclusivamente dedicata alle persone con disabilità. Nel 2020 Jobmetoo è stata acquisita dalla Agenzia per il Lavoro Openjobmetis, all’interno della quale il ruolo di Daniele, che ha preso forma a partire dalla disabilità, si evolve oggi verso la “Diversity & Inclusion” occupandosi di innovazione, sostenibilità, inclusione per le aziende.

Dal tuo punto di osservazione, qual è la situazione, oggi, sul fronte lavoro e disabilità?
Premetto che la mia posizione comprende molteplici “vesti”: quella di persona con disabilità che ha vissuto le criticità del collocamento mirato, poi quella di addetto ai lavori che deve mantenere una posizione equidistante tra chi cerca e chi offre lavoro e, infine, quella di esperto in temi di Diversity & Inclusion più in generale. E vengo alla risposta: negli ultimi anni la mentalità sta cambiando, sarebbe ingiusto negarlo, e proprio adesso non si può dormire sui piccoli, ma importanti passi raggiunti.

I dati drammatici dell’occupazione lavorativa delle persone con disabilità ci portano a dire che forse il modello di inserimento lavorativo e di collocamento mirato in Italia ha fallito. A tuo avviso, come si dovrebbe riformare, nel nostro Paese, la politica del lavoro per le persone con disabilità?
Alcuni numeri sono drammatici, specialmente se guardiamo l’ultima Relazione al Parlamento (anni 2016-18), come ad esempio l’aumento degli iscritti. D’altra parte ci conforta il sorpasso della chiamata nominativa su quella numerica, figlia di alcune modifiche introdotte dal D. Lgs. 151/15. Dobbiamo essere onesti: non è solo la Legge 68/99 ad aver fallito, sono tutti gli attori coinvolti. Come Jobmetoo, già nel 2019, abbiamo lanciato le nostre “5 Azioni” per proporre una svolta. Uno dei punti riguarda il graduale abbattimento dell’obbligo. Mi rendo conto che è un tema forte, ma non siamo gli unici a pensarla così. Se i più giovani non si iscrivono al Collocamento mirato, qualche domanda dobbiamo porcela.

La figura del disability manager: quanto è diffusa, e quanto potrebbe contribuire all’ingresso e alla crescita professionale delle persone con disabilità in azienda o in altri contesti occupazionali?
Fino a quando non sarà chiaramente normato alla Legge, il Disability manager, che è un manager a tutto tondo, sarà costretto in una sala d’attesa. In Italia è di recente nata la Fedman, che vuole rappresentare la voce dei disability manager italiani e spingere verso un riconoscimento della categoria. Molte aziende hanno già in organico un Disability manager, o un Diversity manager che si occupa anche di disabilità. Parlare di disabilità in modo professionale richiede un approccio professionale.

Storicamente ci troviamo in un momento segnato da una pandemia che ha enfatizzato drammaticamente anche la crisi economica ed occupazionale. Ma può essere anche un momento in cui invertire processi e approcci. Qual è il tuo desiderio o i tuoi suggerimenti per la fase di ripartenza?
Deve esserlo, altrimenti quest’anno che abbiamo vissuto e che porteremo per sempre dentro di noi non sarà servito a nulla. Le restrizioni di questi ultimi mesi ci hanno imposto il ripensamento di alcuni modelli, e forse il fatto di esserci sentiti tutti “disabili” potrebbe rappresentare l’occasione per un inestimabile momento di crescita. Il mio suggerimento, per il futuro, è quello di non dimenticarci delle persone che apparentemente partono qualche metro indietro, perché proprio quelle persone potrebbero farci arrivare più lontano di dove immaginiamo. Dobbiamo essere aperti, capire che la disabilità è una parte della persona, una caratteristica, non la sua interezza.

La tua posizione ti pone ad interlocutore sia di chi cerca lavoro sia di chi lo offre. Ci puoi quindi dire: cosa cercano le aziende? E quali consigli dai a chi, persona disabile, sta cercando lavoro?
Le aziende hanno capito che la categoria protetta non è una… mansione, ma un lavoratore. A partire da questo hanno sempre più allargato le loro richieste e ricerche verso profili sempre più complessi. È l’evoluzione normale delle cose. Questa evoluzione richiede, come giustamente osservate, che una parte del percorso sia raggiunta con l’apporto delle persone con disabilità. Altrimenti “nulla su di noi senza di noi” resterebbe un bel motto, ma vuoto.

CHI È DANIELE REGOLO

Laureato in Scienze Politiche e specializzato in “Diritti ed inclusione delle persone con disabilità” e in “Disability manager e mondo del lavoro” con iscrizione all’Albo dei Disability manager, si occupa oggi di Diversity & Inclusion a tutto tondo nell’ambito di Seltis Hub, il polo innovativo di Openjobmetis, che porta con sé le risposte alle priorità delle aziende: innovazione, sostenibilità, inclusione.
Daniele Regolo è anche autore di alcuni libri di narrativa e disabilità, ed è stato sceneggiatore per fumetti. Della vela dice: è più di una passione domenicale: è quella dimensione in cui la disabilità può confrontarsi con sé stessa per trarre insegnamenti che valgono anche a terra.

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