LE INIZIATIVE ANFFAS PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA “PERCHÈ NON ACCADA MAI PIÙ”

27 GENNAIO 2020, GIORNATA DELLA MEMORIA:

 LE INIZIATIVE ANFFAS PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA “PERCHÈ NON ACCADA MAI PIÙ”

 Si celebra oggi, 27 gennaio 2020, la Giornata della Memoria, iniziativa volta a commemorare tutte le vittime dell’Olocausto, il genocidio portato avanti con folle lucidità dalla Germania nazista e dai suoi alleati, uno sterminio perpetrato dal regime nazista contro ebrei, dissidenti politici, minoranze etniche, omosessuali e persone con disabilità. Queste ultime in particolare considerate come vite non degne di essere vissute, inquinatori della razza e come un costo economico inutile per le casse dello stato tedesco alle prese con gli ingenti costi della guerra.

Sono state centinaia di migliaia le persone con disabilità intellettive, fisiche, psichiche, con malattie genetiche, con malformazioni, ecc. vittime della follia nazista e del suo programma Aktion T4 – che prende il nome da “Tiergartenstrasse 4”, la via di Berlino dove era situato il quartier generale dell’ente pubblico nazista per la salute e l’assistenza sociale – un programma di eugenetica con il quale si è passati dalla sterilizzazione forzata all’uccisione – sotto decisione e supervisione medica – appunto di persone con malattie genetiche, malattie inguaribili e persone con disabilità e che non ha risparmiato neanche i bambini che venivano strappati dalle famiglie con la scusa di essere portati in istituti adatti a prendersi cura di loro e dove invece venivano uccisi barbaramente.

Una selezione spietata che ha fatto della vita delle persone con disabilità carne da macello, senza alcuna pietà o rimorso, il tutto fomentato da una grande attività di propaganda che cercava di far passare tutte queste atrocità come qualcosa che avrebbe migliorato la vita della restante popolazione tedesca, in un’ottica di “perfezione assoluta” e di eliminazione di coloro che venivano considerati “errori della specie”.

Una visione questa che purtroppo ancora oggi nella nostra società, anche se in modo molto più “subdolo e nascosto”, non è del tutto sconfitta. Infatti le persone con disabilità, ancora oggi, vivono in una società dove sono presenti discriminazioni, soprusi, diritti negati, barriere di ogni sorta e non di rado si assiste e veri e propri episodi che testimoniano di come vi siano concreti rischi che si assista ad una vera e propria regressione.

Per ricordare tutto quello che è accaduto, per fare in modo che non accada mai più, per dare memoria a quanti hanno sofferto e la cui voce è stata strozzata per i più biechi motivi ideologici, Anffas Tutta anche quest’anno si unisce alle celebrazioni con numerosi eventi su  tutto il territorio, da nord a sud Italia, per dire “Mai più!”.

Si sono già tenute in queste settimane e si susseguiranno quindi iniziative, manifestazioni, mostre, proiezioni di cortometraggi, testimonianze, e tanto altro, con l’obiettivo di far conoscere le atrocità subite da esseri umani che avevano come unica “colpa” quella di avere una disabilità o una malattia e di non essere per questo considerate come degne di vivere: una follia che va conosciuta per evitare che si possa ripetere.

Di seguito riportiamo le iniziative organizzate da Anffas sul territorio:

ANFFAS ABRUZZO

Anffas Regione Abruzzo aderisce e partecipa alla “Staffetta della Memoria della Shoah delle nuove generazioni” organizzata dal Centro Hannah Arendt, inaugurata il 15 gennaio scorso presso l’Università degli Studi di Teramo (con la partecipazione di Danila Corsi, vicepresidente di Anffas Abruzzo) e che si svolgerà fino al 7 febbraio 2020.

ANFFAS BIELLESE

Anffas Biellese organizza dal 25 al 29 gennaio la mostra “Perché non accada mai più ricordiamo” in collaborazione con la Coop. Sociale Integrazione Biellese a m. Anffas.

ANFFAS BRESCIA

Sabato 18 Gennaio 2020 è stata inaugurata la Mostra “La Shoah dei disabili” con Concerto Orchestra Euphonia e rinfresco presso Casa Famiglia Boninsegna.

La mostra sarà aperta dal 18 Gennaio al 2 Febbraio presso il Centro Civico sportivo (ex-Cembre) di Collebeato e negli spazi della Casa Famiglia di Fobap.

 ANFFAS GIOVINAZZO

Dal 27 al 31 gennaio, presso la sede di Anffas Giovinazzo, l’Associazione organizza una mostra dal titolo “Se questo è un uomo”.

In contemporanea alla mostra, ogni mattina ci saranno delle attività differenti che si svolgeranno dalle ore 9.30 alle ore 11.30.

 ANFFAS IMPERIA

Da lunedì 27 gennaio a sabato 1° febbraio Anffas di Imperia, allestirà nei locali della biblioteca civica “L. Lagorio”, in piazza E. De Amicis 7, la mostra e il convegno “L’altra Shoah – Perché non accada mai più” (ideata da Anffas Emilia Romagna)

L’esposizione sarà aperta alla cittadinanza da lunedì 27 gennaio a sabato 1° febbraio dalle 8.30 alle 19 (da lunedì a venerdì) e dalle 8.30 alle 13 il sabato. Contestualmente sarà proiettato il documentario “Berlin Tiergartenstrasse, l’altra Shoah” (regia di Franco Delli Guanti).

 

ANFFAS LOMBARDIA

Anffas Lombardia organizza per il 29 gennaio – nell’ambito del progetto L-INC – la proiezione del film “Nebbia in agosto” con testimonianza di Michael von Cranach.

ANFFAS LUCCA

Anffas Lucca promuove sul territorio una collaborazione con il Comune di Capannori (LU), finalizzata all’installazione della mostra “Aktion T4 – come tu mi vedi” presso il locale liceo scientifico E. Majorana, grazie anche alla preziosa collaborazione di Anffas Emilia Romagna, e si è costituita come capofila di tutto il progetto che vede coinvolte numerose realtà associative dello stesso territorio.

I rappresentanti di Anffas Lucca, inoltre hanno fatto parte del tavolo di lavoro preparatorio all’evento e promosso dallo stesso Comune di Capannori e sono stati presenti insieme alle persone con disabilità, con relativi operatori, ai vari eventi previsti dal calendario che di seguito si riportano:

EVENTI TERRITORIALI

21 gennaio – 1 febbraio 2020 – Capannori, Liceo Majorana Mostra “Perché non accada mai più Ricordiamo” a cura dell’Ass. Reg.le ANFFAS Emilia Romagna e “ANFFAS Lucca”

23 gennaio ore 20.30 – Capannori, Artè, via Carlo Piaggia. Proiezione “L’Allenatore Errante” di Pier Dario Marzi ed Emmanuel Pesi in collaborazione con gli studenti della scuola media di Camigliano. Intervista a Toni Carruezzo, ex bomber della Lucchese e Francesco Monaco, allenatore della Lucchese.

26 gennaio ore 14.00 – Marlia, Stadio Comunale, Viale Europa

3° torneo Erno Egri Erbstein per categoria esordienti, con Folgor Marlia, Folgore Segromigno, Pieve San Paolo, Fiorentina

27 gennaio – Capannori, Liceo Majorana. “Impossibile – isolamento – serialità” Installazione artistica a cura dell’Associazione Bidone

27 gennaio ore 17.00 – Tassignano, Artemisia. Conferenza “Come tu mi vedi discriminazione, esclusione e sterminio delle persone con disabilità”

27 gennaio ore 21.00 – Capannori, Artè, via Carlo Piaggia. Proiezione film “Nebbia in agosto” di Kai Wessel.

31 gennaio ore 21.00 – Pieve di Compito, Sede Donatori. “Compitese 1944 Storie dell’occupazione tedesca” Testimonianza di Vittorio Campetti.

27 gennaio alle 9.30 e alle 11.00 – Artè, via Carlo Piaggia (riservato agli studenti del Liceo Majorana). “Action T4 Spettacolo conferenza sul programma nazista di eutanasia contro i portatori di handicap”. A cura della Coop. CREA. – PRESENTI IN DELEGAZIONE

27 gennaio ore 9.00 – Capannori, Palazzo Comunale, Sala Consiglio (riservato agli studenti del Liceo Majorana) -Proiezione film Nebbia in agosto di Kai Wessel.

27 gennaio – Capannori, Auditorium ASL (riservato agli studenti del Liceo Majorana). Proiezione film “Pistoia 1944, una storia partigiana” di Gaia Cappelli e Matteo Cerchiai

27 gennaio – Capannori, Palestra Liceo Majorana (riservato agli studenti del Liceo Majorana). Ritrovo studenti per incontro finale Giorno della Memoria con performance dell’Associazione Bidone

ANFFAS MESTRE

Mercoledì 22 gennaio, presso il Museo M9 Museo del ‘900 si è svolto il primo evento relativo alla commemorazione del  Giorno della Memoria 2020 affidato al Prof. Fabrizio Ferrari, docente di sociologia  all’Università di Padova e già presidente nazionale Anffas: l’iniziativa ha permesso di indagare l’AKTION T4, il programma di eutanasia delle persone con disabilità che prevedeva l’eliminazione dei bambini e degli adulti con svantaggi psichici o fisici e portò allo sterminio di 300mila tra bambini e adulti innocenti, in nome della purezza della razza promosso dai nazisti e anche del risparmio economico. Una mostruosa prova generale della Shoah.

Domenica 18 gennaio alle ore 17.00 presso le Scuole Media Roncalli di Quarto D’Altino, si è svolto l’incontro “Aktion T4 l’eccidio dei disabili”, con relatore Prof. Fabrizio Ferrari.

ANFFAS PALAZZOLO ACREIDE (SICILIA)

L’Associazione sta realizzando un cortometraggio con protagoniste le persone con disabilità dell’Anffas di Palazzolo che sarà diffuso il 27 gennaio stesso.

ANFFAS PAVIA

Anffas Pavia partecipa all’evento “La memoria sono anche io” organizzato dalle associazioni dello Sportello Antidiscriminazione del Comune di Pavia che si svolgerà alle 20.45 del 27 gennaio 2020, presso l’Università degli Studi di Pavia

ANFFAS VARESE

In collaborazione con Fondazione Renato Piatti Onlus a m. Anffas, ANPI Sezione Induno Olona e il Comune di Induno Olona con il Patrocinio della Comunità Montana del Piambello Anffas Varese ha organizzato la mostra “Perché non accada mai più. Ricordiamo” presso la sala Bergamaschi in P.zza Giovanni XXIII, n. 4 a Induno Olona. Rappresentazione Teatrale a cura del Liceo Artistico A. Frattini di Varese e musica dal vivo a cura di Federico Bonoldi (violino) e Andrea Gottardello (pianoforte).

Lo scopo della mostra è quello di riportare l’attenzione, attraverso immagini d’epoca, su una parte di storia dolorosa e dimenticata: nel 1939, prima dei campi di concentramento, ebbe luogo nella Germania nazista la soppressione scientifica degli ausmerzen, i più deboli, coloro che non rientravano nei parametri di “perfezione e produttività” del Terzo Reich, altrimenti definiti nutzlose Esser, mangiatori inutili. Uno programma di sterminio – Aktion T4 in codice – di 300mila persone provenienti da molti paesi, Italia compresa, e classificate come “vite indegne di essere vissute”.

La mostra sarà aperta al pubblico e visitabile liberamente fino a domenica 2 febbraio dal lunedì al venerdì dalle 14.00 alle 16.00; il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 12.00. Apertura mattutina alle scuole prenotando al n. di telefono 345/3383821.

sabato 1 febbraio dalle 9.30 alle 12.00 presso la Sala Biblioteca di Induno Olona in via Piffaretti n. 2 si terrà la tavola rotonda “La paura del diverso: riflessioni su intolleranza e dintorni”, un momento di riflessione comune su quanto è accaduto nella storia e quanto ancora sta accadendo, sul tema centrale dell’accoglienza e su come le istituzioni e la cittadinanza reagiscono per affrontare i cambiamenti sociali. Alla tavola rotonda prenderanno parte Michele Imperiali, Responsabile Centro Studi e Formazione Anffas-Fondazione Piatti; Prof. Enzo Laforgia Ricercatore Storico; Ester De Tomasi Presidente ANPI Provincia di Varese. Rappresentazione Teatrale a cura del Liceo Artistico A. Frattini di Varese.

ANFFAS VENETO

Anffas Veneto, sempre tramite il Prof. Ferrari ed ANPI, ha organizzato la mostra al liceo Marconi di Conegliano dal 23 Gennaio al 5 Febbraio p.v.

ANFFAS VENEZIA

In collaborazione con il Comune di Maserà di Padova, ANPI e ANEAI, Anffas Venezia organizza la mostra “Perché non accada mai più ricordiamo: Aktion T4”, presso la Sala Pubblica “Ex Scuole Mazzini”.

ANFFAS VERCELLI

L’Associazione, con il suo  educatore ed arteterapista Salvatore Giò Gagliano, nonché fotografo d’arte, organizza fino al 9 febbraio alla Torre Grimaldina di Palazzo Ducale, a Genova, una straordinaria mostra fotografica in cui bambini e persone con disabilità di Anffas e dell’Associazione “Perdincibacco- Aiutiamoci Odv” vengono collocati in luoghi-simbolo della persecuzione nazista (freddi uffici, senza sedie e con macchine da scrivere tedesche dell’epoca, binari, a rappresentare la destinazione più terribile: Auschwitz) dove il loro sguardo accusatore lancia il messaggio che Gagliano vuole dichiarare con forza e che viene ripreso nelle presentazioni della mostra anche dai presidenti Anffas (Giorgio Guala) e Perdincibacco (Luca Vannelli)

Sul sito www.anffas.net saranno indicati tutti gli aggiornamenti con le altre iniziative sul territorio

Roma, 27 gennaio 2020

Non deve accadere mai più

«Proponendo questa mostra vogliamo onorare la memoria di quelle vittime innocenti e anche stimolare una riflessione sulle motivazioni culturali, scientifiche, politiche ed economiche che portarono a quello sterminio. Perché non accada mai più»: così Paolo Bano, presidente dell’ANFFAS di Varese, presenta la mostra fotografica organizzata in collaborazione con la Fondazione Piatti, l’ANPI e il Comune locali, che verrà inaugurata domani, 25 gennaio, a Induno Olona, e la tavola rotonda del 1° febbraio, eventi centrati entrambi sullo sterminio delle persone con disabilità durante il nazismo

Aktion T4: pullman con pazienti da uccidere

I pullman con i finestrini oscurati della “Società di Pubblica Utilità per il trasporto degli ammalati” in attesa di caricare i pazienti da uccidere, nell’ambito dell’”Aktion T4″, il programma di sterminio delle persone con disabilità attuato dal regime nazista

«Com’è ben noto, il 27 gennaio di ogni anno si celebra il Giorno della Memoria, ricorrenza dedicata alle vittime dell’Olocausto. Una data non casuale: il 27 gennaio 1945, infatti, i soldati russi entrarono ad Auschwitz, scoprendo quell’orrore che gli storici chiamano “male assoluto”. C’è chi parla di 11 milioni di morti, alcuni si spingono fino a 17 milioni. Tanti furono gli ebrei, i dissidenti politici, i rom, gli omosessuali che perirono per la folle teoria della “razza pura”. Prima della “soluzione finale”, però, che portò alla morte milioni di persone, il regime nazista si “esercitò” sui disabili, ritenuti indegni di vivere, un peso economico per la società e un pericolo per la salvaguardia della popolazione “sana”. Un accanimento organizzato, iniziato nel 1939, chiuso ufficialmente due anni dopo, in realtà proseguito fino al termine del conflitto, segretamente e – se possibile – in modo ancora più crudele. Vennero uccise tra le 200.000 e le 300.000 persone affette da malattie ereditarie, tra loro moltissimi bambini. Un Olocausto parallelo tenuto seminascosto per quasi mezzo secolo, che soltanto negli ultimi anni è venuto alla luce, grazie soprattutto alle iniziative promosse in occasione del Giorno della Memoria».
Così Stefania Delendati aveva aperto, su queste stesse pagine, un suo esaustivo approfondimento, dedicato alla cosiddetta Aktion T4, ovvero allo sterminio di tantissime persone con disabilità durante il regime nazista.
E a questo crimine della Storia, in occasione dell’ormai imminente Giorno della Memoria, l’ANFFAS Varese (Associazione Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) dedicherà nei prossimi giorni a Induno Olona la mostra fotografica intitolata Perché non accada mai più. Ricordiamo e la tavola rotonda La paura del diverso: riflessioni su intolleranza e dintorni, eventi organizzati in collaborazione con la Fondazione Renato Piatti, l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e il Comune di Induno Olona, oltreché con il Patrocinio della Comunità Montana del Piambello.

L’obiettivo, come sottolineano dall’ANFFAS di Varese, è segnatamente quello di «riflettere su come gli uomini possano ancora compiere gesti efferati nei confronti dei propri simili e come la memoria debba fungere da monito per far sì che questi eventi non debbano più accadere. I fatti della Storia e il rischio del loro ripetersi impongono infatti una presa di coscienza individuale e collettiva della responsabilità che si ha rispetto ai cambiamenti che stanno avvenendo nella nostra società. In particolare la tematica della discriminazione, su cui si sono costruiti i più efferati comportamenti umani, pare non essere superata come, ancora oggi, dimostrano i fatti di cronaca. Riflettere sulla discriminazione, sugli esempi che la Storia ci riporta e sul perché gli uomini non siano ancora riusciti a superare l’intolleranza verso il “diverso” è alla base delle due iniziative in programma».

Dapprima, dunque, sarà la volta della mostra fotografica, che verrà inaugurata nella mattinata di domani, 25 gennaio, presso la Sala Bergamaschi di Piazza Giovanni XXIII a Induno Olona (ore 11), nel corso di un evento che prevede anche una rappresentazione teatrale curata dal Liceo Artistico Frattini di Varese e musica dal vivo a cura di Federico Bonoldi (violino) e Andrea Gottardello (pianoforte).
L’esposizione sarà aperta al pubblico e visitabile liberamente fino al 2 febbraio (lunedì-venerdì, ore 14-16; sabato e domenica, ore 10-12).
Nella mattinata del 1° febbraio, quindi, presso la Sala Biblioteca di Induno Olona (Via Piffaretti, 12, ore 9.30-12), si terrà la tavola rotonda, cui parteciperanno Michele Imperiali, responsabile del Centro Studi e Formazione ANFFAS Varese-Fondazione Piatti, il ricercatore Enzo Laforgia ed Ester De Tomasi, presidente dell’ANPI Provinciale di Varese.
Anche in tale sede è prevista la rappresentazione teatrale del Liceo Frattini di Varese.

«L’invito a partecipare – dichiara Paolo Bano, presidente dell’ANFFAS di Varese –  è stato rivolto a tutta la cittadinanza, con un occhio di riguardo ai giovani, confidando nella collaborazione delle scuole che mettono in cima dei loro programmi il rispetto dei Valori e dei Diritti Umani. Abbiamo coinvolto i ragazzi anche nella progettazione e nella realizzazione del materiale promozionale e della scenografia della mostra; alcuni eventi saranno vivacizzati dalla diretta partecipazione degli studenti e di giovani musicisti. ». (S.B.).

Il “Dopo di Noi”, i soldi non spesi e le famiglie che non possono più aspettare

da Superando 23/01/2020

Come si evince dalla “Seconda Relazione sullo stato di attuazione della Legge 112/16” (la “Legge sul Dopo di Noi”), recentemente trasmessa alle Camere, in larghissima parte i fondi messi a disposizione da quella norma non sono ancora arrivati alle famiglie. «Sono le Regioni – sottolinea il presidente dell’ANFFAS Speziale – che vanno aiutate a spendere quei soldi e a spenderli bene», «ma il tempo che scorre senza risposte – aggiunge – fa male e le famiglie non possono aspettare»

Padre insieme a figlio con disabilità6.000 beneficiari, a fronte di una platea potenziale che la Relazione Tecnica che nel 2016 accompagnava la Legge nel dibattito parlamentare aveva quantificato in 127.000 persone [il riferimento è alla Legge 112/16, meglio nota come “Legge sul Dopo di Noi”, N.d.R.]. Le stime erano dell’ISTAT: 38.000 disabili gravi al di sotto dei 65 anni che vivono soli e hanno perso entrambi i genitori e 89.000 che vivono con genitori anziani. «Nell’arco dei prossimi cinque anni circa 12.600 perderanno tutti i familiari», aveva affermato nei mesi successivi l’Istituto.
«Cinque anni non sono passati, ma quattro sì. E anche quando i genitori sono ancora vivi, basti pensare che quelli che nel 2016 avevano 80 anni e un figlio di 60, oggi di anni ne hanno 84 e il figlio 64. Quattro anni a quell’età cambiano tutto. Per questo i dati della Seconda Relazione al Parlamento, sono francamente sconfortanti», ammette Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), uno di coloro che più ha creduto nella Legge 112/16. «E ci credo ancora – dice -, perché per le nostre famiglie il “Dopo di Noi” non è un tema qualunque, è “il” tema per eccellenza».

Come spiegare questi dati? E come fa a essere ancora ottimista?
«Intanto c’è da dire che la Relazione fotografa la situazione al 31 dicembre 2018, quindi a un anno fa. Poi c’è da ricordare che i primi due anni della Legge sono stati anni di rodaggio, in cui se n’è scontata la portata innovativa, con i territori che hanno dovuto metabolizzare le novità. Non possiamo dire “tutto male”. Nelle prossime annualità sono certo che i numeri dei beneficiari si innalzeranno, da questo punto di vista sono ottimista.
Certo, se pensiamo invece alle famiglie, al bisogno, alla realtà… i numeri sono sconfortanti. Quello dei 6.000 beneficiari come anche la cartina d’Italia contenuta nella Relazione, con le 380 nuove soluzioni alloggiative tutte concentrate al Centro Nord.
Una cosa che la Relazione evidenzia, ed è importante, è che dove la Legge ha funzionato, c’è stato un forte raccordo con le Associazioni e le famiglie, non solo a livello di consultazione, ma anche di coprogettazione e compartecipazione: questo è uno degli elementi qualificanti della norma e anche il riscontro diretto che abbiamo dai territori ci dice questo».

La parte che proprio non ha funzionato è quella relativa alle agevolazioni per trust e assicurazioni.
«Se lo ricorderà sicuramente, all’epoca ci furono molti attacchi da parte dei 5 Stelle, che dicevano che la Legge 112 era nata per fare un favore alle assicurazioni e ai trust… Sono opportunità, ma nessuno che conoscesse un po’ il nostro mondo poteva realisticamente immaginare che ci sarebbe stata “una corsa” dettata dall’agevolazione fiscale. Lì ha pesato moltissimo la mancanza di una campagna informativa, che in realtà era prevista dalla Legge stessa, ma che non è mai stata fatta.
Sono strumenti complessi, che le famiglie non conoscono e verso cui in prima battuta sono diffidenti, vanno spiegati. Poi la Relazione stessa dice che sarebbe opportuno lavorare su altri strumenti».

Quel che è certo è che le mancate entrate sono state di un ordine di grandezza incomparabilmente inferiore al previsto e dal momento che quelle risorse, secondo la Legge, vanno nel Fondo per finanziare gli interventi per il “Dopo di Noi”, significa che sono in arrivo un sacco di soldi in più…
«Avremo un sacco di soldi in più, è vero, che rischiano però di andare ad accumularsi a quelli che le Regioni hanno già fermi e che non vengono spesi perché le Regioni stesse non sono pronte… Tant’è che la Relazione non lo dice quante sono le risorse che sono state effettivamente utilizzate.
Le famiglie hanno bisogno, anzi, sono disperate. Ma alle famiglie i soldi messi a disposizione dalla Legge 112 in larghissima parte non sono ancora arrivati. Non è la Legge ad essere sbagliata o ad essere un “flop”, è che le Regioni vanno aiutate a spendere questi soldi e a spenderli bene. Questo è il problema principale della Legge 112».

È paradossale e sconcertante…
«Prendiamo la Puglia. Su 52 domande, in tre anni ne sono state accolte 9 e altre 9 hanno iniziato ad essere prese in carico; i soldi realmente spesi sono poche decine di migliaia di euro a fronte di 12 milioni disponibili. Il Molise ha un solo progetto approvato in tre anni…
Ce lo siamo detti più volte, la Legge prevede l’attribuzione delle risorse alle Regioni a fronte della dimostrazione di avere speso le risorse degli anni precedenti. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha proceduto all’erogazione delle quote spettanti per l’annualità 2018 a 14 Regioni per circa 41 milioni di euro, mentre per Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia è ancora in corso l’approfondimento istruttorio relativamente alla rendicontazione per l’annualità 2016. Ma per assegnare quelle risorse, il Ministero si è “accontentato”, come dice la Relazione stessa, dell’«attribuzione agli Ambiti delle risorse relative all’annualità 2016». Attribuzione agli Ambiti, però, non vuol dire ancora “risposte ai cittadini”. Non è che le famiglie in Puglia non abbiano bisogno, è che il sistema che è stato costruito è farraginoso e complesso».

Esattamente il problema nelle Regioni qual è?
«Non sanno fare i progetti. La Legge 112 si attua solo in presenza di una valutazione multidimensionale e di un progetto individualizzato. Sa cosa fanno invece alcune Regioni? Dicono di presentare un’istanza telematica, indicando l’ISEE [Indicatore della Situazione Economica equivalente, N.d.R.] e caricando il progetto. Chi lo scrive il progetto? Le famiglie. Ma quello non è un progetto, quello al massimo sono i tuoi desiderata. L’alternativa offerta è quella di pagare un’agenzia privata, con al massimo il 10% del contributo, per farti scrivere il progetto. Che senso ha?».

Come si possono “aiutare” le Regioni, come dice lei?
«Per il 14 febbraio prossimo l’ANFFAS ha in programma l’evento di lancio del progetto Liberi di scegliere… dove e con chi vivere, che è una citazione dell’articolo 19 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, realizzato con il cofinanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per l’annualità 2018.
L’obiettivo di questo progetto è mettere in campo iniziative utili a fornire concrete soluzioni per la corretta applicazione della Legge 112/16, anche attraverso l’attivazione di trentacinque sportelli territoriali per la predisposizione dei progetti individuali di vita. Sperimenteremo un modello virtuoso per la valutazione multidimensionale, dando il nostro contributo al potenziamento della rete di infrastrutturazione sociale. La nostra storia è questa, da sempre: non quella di lamentarsi, ma di fare cose. In parallelo, stiamo lavorando a un modello di progetto individuale semplificato, pur di avviare il processo».

Quale altro dato le balza all’occhio leggendo la Relazione?
«La misura più utilizzata è stata la Misura C, quella per le “palestre” per la vita indipendente, che prevedono un distacco progressivo dalla famiglia e servizi per lo sviluppo dell’autonomia… È molto positivo, però forse può anche celare qualcosa di deprecabile, cioè che da qualche parte si stiano finanziando con i soldi della legge 112 i classici e ordinari servizi dei Centri Diurni»

Nel mondo ANFFAS, quante nuove realtà sono nate con la Legge 112/16?
«Ad oggi abbiamo censito oltre cento nuove realtà nate su ispirazione della Legge 112. “Su ispirazione”, nel senso che le nostre Associazioni sono molto pratiche, le iniziative sono conformi alla Legge e al suo senso, ma sono state realizzate talvolta con risorse proprie, non con i finanziamenti del fondo della Legge stessa. D’altronde, come dicevo, questo tema è assolutamente all’ordine del giorno per tutte le nostre famiglie; su questo in ANFFAS c’è un fiorire di incontri e di ipotesi… La Legge 112 è stato un attivatore straordinario, abbiamo fatto oltre cinquanta convegni, ma il tempo che scorre senza risposte fa male e noi non possiamo aspettare».

Il presente servizio è già apparso in «Vita.it» e viene qui ripreso – con alcuni riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.

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Lombardia: questa è finalmente una buona notizia

Da “Superando” 15/01/2020 Il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato due mozioni con le quali sono stati in pratica azzerati i contenuti di quella Delibera di Giunta prodotta a fine dicembre, della quale numerose organizzazioni lombarde, a partire dalla Federazione LEDHA, avevano chiesto nei giorni scorsi profonde modifiche, «per garantire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone con disabilità». «Quella Delibera – commentano dal Comitato Uniti per l’Autismo – aveva suscitato un’ondata di indignazione, ma ora alcuni problemi sembrano in via di risoluzione. E questa è finalmente una buona notizia»

Oltre all’iniziativa promossa dalla Federazione lombarda LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), affiancata dal Comitato Uniti per l’Autismo e da numerose altre organizzazioni (se ne legga l’elenco a questo link), che aveva inviato una lettera all’Assessore Regionale competente, chiedendo varie modifiche a quella Delibera di Giunta approvata alla fine di dicembre e contenente il Piano Regionale per la Non Autosufficienza della Lombardia 2019-2021, «per garantire alle persone con disabilità “grave e gravissima” i sostegni indispensabili a vivere un’esistenza dignitosa, nel rispetto dei loro diritti fondamentali».
Successivamente, sempre nella giornata di ieri, si è verificato un fatto nuovo, decisamente importante, tanto da far parlare – finalmente – di una buona notizia per le persone con disabilità e le loro famiglie.

Come segnala infatti il citato Comitato Uniti per l’Autismo, è accaduto che il Consiglio Regionale Lombardo abbia approvato due mozioni, una presentata dalle opposizioni e una dalle forze di maggioranza, con le quali in pratica sono stati azzerati i contenuti di quella discussa Delibera, che aveva tagliato del 33% il contributo riguardante la cosiddetta “Misura B1”, derivante dal Fondo per la Non Autosufficienza, ai disabili gravissimi lombardi.
«La Delibera XI/2720 – commentano dal Comitato Uniti per l’Autismo – aveva suscitato un’ondata di indignazione, ma ora, a distanza di poche settimane, alcuni problemi sembrano in via di risoluzione. Si tratta di un bel risultato, messo a segno dalle forze politiche presenti in Consiglio, ma certamente frutto di un’intensa attività di pressione che insieme a varie altre Associazioni e famiglie con diverse disabilità abbiamo esercitato sui politici, sulla pubblica opinione e sulla stampa a partire dal 23 dicembre scorso. Quello che è certo, per ora, è che la Giunta Regionale dovrà riportare a 600 euro mensili il contributo minimo della “Misura B1” per le oltre 7.000 persone con disabilità lombarde gravi e gravissime».
«Tramite la Legge di Bilancio per il 2020 – viene ulteriormente sottolineato – il Governo aveva già aumentato la dotazione del Fondo per la Non Autosufficienza, assegnando alla Lombardia circa 90 milioni, sia per il 2020 che per il 2021, a fronte dei circa 70 milioni del 2019. Ma andando in controtendenza, la Delibera lombarda aveva decurtato gli aiuti ai caregiver che si  prendono cura a casa delle persone con disabilità, introducendo una serie di paletti e problemi per ottenere dei fondi integrativi».

«Malgrado la soddisfazione – aggiungono dal Comitato -, restano tuttavia aperte alcune questioni fondamentali, come il meccanismo che lega l’erogazione del buono alla frequenza scolastica, in base al principio che più tempo il disabile gravissimo è presente in classe meno aiuti vengono riconosciuti alla famiglia, e, dulcis in fundo, il nuovo ostacolo dell’attestazione ISEE anche per il buono della “Misura B1”. Ma si tratta di anomalie che – essendo in dissonanza con basi costituzionali e normative – dovranno essere chiarite e risolte nelle sedi e con le modalità più opportune, facendo riferimento anche alle proposte di modifica da noi inviate all’assessore regionale Bolognini, insieme alla LEDHA e ad altre Associazioni, che saranno auspicabilmente affrontate in àmbiti specifici».

La conclusione del Comitato si rifà ai contenuti della citata lettera inviata alla Regione dalle Associazioni lombarde: «Siamo consapevoli – dichiarano infatti dall’organismo che rappresenta più di quaranta Associazioni lombarde impegnate sul fronte dell’autismo – che accogliere le nostre proposte richiederà una maggiore disponibilità di risorse,  ma riteniamo che si potranno evitare ulteriori interventi di carattere sanitario e sociosanitario anche più onerosi. Auspichiamo pertanto che la Regione Lombardia sappia trovare le risorse aggiuntive per venire incontro alle esigenze fondamentali delle persone con disabilità e per garantire il rispetto dei loro diritti fondamentali». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: unitiperlautismo@gmail.com (Raffaella Turatto).

LEDHA chiede alla Regione una “profonda revisione” del Piano per la non autosufficienza

Da “persone con disabilità” 14/01/2020
Le associazioni rappresentative delle persone con disabilità chiedono modifiche per garantire “alle persone con disabilità grave e gravissima i sostegni indispensabili a vivere un’esistenza dignitosa”

In una lettera inviata oggi all’assessore regionale alle Politiche sociali, abitative e disabilità di Regione Lombardia, Stefano Bolognini, LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità e altre dieci associazioni hanno chiesto una profonda revisione del Piano triennale regionale per la non autosufficienza per “garantire alle persone con disabilità ‘grave e gravissima’ i sostegni indispensabili a vivere una esistenza dignitosa, nel rispetto dei loro diritti fondamentali”.

Oltre a LEDHA, le associazioni firmatarie sono AISLA (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica), AISM (Coordinamento regionale Lombardia Associazione italiana sclerosi multipla), ANFFAS Lombardia (Associazione nazionale di famiglie di persone con disabilità intellettiva e relazione), ANGSA (Associazione nazionale genitori soggetti autistici), associazione “Famiglie SMA”, associazione “Aldo Perini”, Comitato lombardo per la vita indipendente, Comitato uniti per l’autismo, Huntington ONLUS (Rete italiana della malattia di Huntington), UILDM (Comitato regionale lombardo Unione lotta alla distrofia muscolare). Associazioni che rappresentano la maggior parte delle persone con disabilità interessate dal provvedimento regionale.

La lettera chiede una serie di interventi a Regione Lombardia (e alle ATE) per modificare i contenuti della Dgr XI/2720, che definisce il “Piano regionale per la non autosufficienza” nel triennio 2019-2021

Le associazioni chiedono innanzitutto di cancellare una richiesta che era stata indicata dalle famiglie come particolarmente critica. Ovvero l’assunzione del caregiver familiare come premessa per continuare a ricevere la parte fondamentale del sostegno previsto dal Fondo. Le associazioni chiedono di ripristinare le condizioni per cui, attraverso l’autocertificazione, si possa continuare a beneficiare del buono di 600 o 900 euro secondo i casi previsti lo scorso anno.

Allo stesso modo le associazioni chiedono di ripristinare l’integrazione al buono (200 euro) in caso di presenza di assistente familiare o di contratto con enti gestori di servizi domiciliari, senza ulteriori vincoli. “In ogni caso, si chiede di eliminare il vincolo della frequenza scolastica ‘per massimo di 25 ore settimanali’ per beneficiare del Buono di 600 euro”, si legge nella lettera.

A Regione Lombardia si chiede inoltre di cancellare il riferimento all’ISEE ordinario come criterio di accesso alla misura nel caso di liste di attesa, perché illegittimo. Inoltre, i limiti di accesso in base all’ISEE alla misura B2 e al Provi siano allineati a quelli previsti per la misura B1, ovvero 50mila di ISEE sociosanitario per gli adulti e 65mila di ISEE ordinario per i minori.

A Regione Lombardia si chiede poi un’importante modifica della DGR per quanto riguarda l’accesso ai progetti di vita indipendente basati sull’assistenza indiretta. “Chiediamo si cancelli il requisito di accesso della ‘capacità di esprimere la propria volontà’, perché privo di base scientifica, eccessivamente discrezionale, contrario all’articolo 19 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità -spiga Alessandro Manfredi, presidente LEDHA-. Chiediamo venga eliminato il vincolo di ‘vivere da soli’, perché irragionevole e lesivo della libertà delle persone con disabilità di vivere la propria vita familiare, e che si elimini il vincolo d’età fissato a 65 anni”. Da ultimo, le associazioni firmatarie della lettera chiedono di prevedere in ogni caso che, anche per il mese di gennaio la continuità venga assicurata per tutte le persone al 100% delle risorse e non al 60% come, inspiegabilmente, previsto in delibera.

“Siamo consapevoli che l’accoglimento delle nostre proposte richiederà un incremento delle risorse stanziate -conclude Alessandro Manfredi-. Si tratta di una richiesta che crediamo sia ‘ragionevole e conveniente’ ovvero ‘opportuna e giusta’ ma anche ma anche ‘proporzionata e misurata’ da un punto di vista economico, al fine di evitare ulteriori interventi di carattere sanitario e sociosanitario, decisamente più onerosi. Auspichiamo che Regione Lombardia sappia trovare le risorse necessarie per venire incontro alle esigenze fondamentali delle persone con disabilità e per garantire il rispetto dei diritti fondamentali”.