La Spesa a Casa Tua. L’elenco dei negozi di quartiere a Varese e in provincia

Fonte: varese informa

Per i cittadini:

In questa pagina inseriremo tutti gli esercizi commerciali di prossimità e di quartiere di Varese con orari, contatti e disponibilità alla consegna a casa.

Per gli anziani over 75 soli 

Consegna gratuita. Il servizio sarà attivo da sabato 14 marzo e garantito dalla Protezione civile. Scopri tutto qui.

Per i negozi:

 Segnalaci il tuo esercizio commerciale dove è possibile fare la spesa o farsela portare. Inviaci una mail a stampa@comune.varese.it con il NOME del tuo esercizio commerciale, INDIRIZZO, un recapito telefonico ed un indirizzo email.

Guarda anche il link di varesenews

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Progetto Scelgo il territorio, aiuto il territorio: qui

 

ALIMENTARI


Azienda agricola Tera Nostra

Via Besaccio 2 21030 Brenta VA
340 9257732 / 340 9074095

Polleria DeMolli VARESE

Via G.Bernascone 16 Varese
Demollisnc@pec.it – 0332281551 10,00 – 12,00
Consegna di generi alimentari previa ordinazione telefonica, pagamento in contanti.

La Gastronomia di Avigno di Carcano Michele

via Saffi 121 – Varese
info@lagastronomiadiavigno.com
0332229292 lunedì 7,30- 14,30 martedì sabato 7,30- 19,30
generi alimentari di tutti i tipi, pane, prodotti da forno, latte e latticini, salumi, formaggi ,carne, pesce ,frutta, verdura e tutto extra banco oltre a gastronomia pronta, bevande, vini liquori.

GASTRONOMIA DEL CORSO

CORSO MATTEOTTI, 68 – 21100 VARESE
gastronomiadelcorsovarese@gmail.com
0332285330 8.00 – 18.00
Gastronomia, Rosticceria, Salumeria, Formaggeria, Vini e liquori, Pasta fresca

Ristorante Le Arcate di Varese

Via Jamoretti, 12
aldo.brienza@gmail.com – 3485258308
Dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 22
Siamo un ristorante e consegnamo prodotti cucinati da noi e pronti al consumo oltre che vini, bibite e pane.Il servizio di consegna a domicilio avviene tramite Mipiaace . I prodotti sono trasportati in borse termiche.
https://mipiaace.it/le-arcate. Cliccando sul link si apre la nostra pagina ed il menù da cui scegliere. Il menù è disponibile anche sul nostro sito http://www.ristorantelearcate.it/
Supermercato Vivo
Via Dobbiaco 41 21056 Induno Olona (zona San Fermo) Varese
0332 201438
laura.policante@gmail.com
334 8878761

Drogheria Vercellini

P.za Giovine Italia 1 – Varese
0332.284367
Consegnamo gratuitamente ai residenti nel centro di Varese il martedì e venerdì pomeriggio.

PANE E SALAME negozio di alimentari

via Robbioni 16 b

Aperto martedì – venerdì  9,30 – 14,00

Mob.3356096244 – Tel.  03321 892040

robbioni@hotmail.com

Enoteca”Le Note del Vino”

Via Piave, 69  Azzate-VA
Tel. 0332/318942
enoteca@paoloterrapieno.com

 

Colombo e Marzoli

Via Dandolo 5 Varese
amministrazione@colomboemarzoli.com
0332282560
11:00 – 13:00
Consegna a domicilio gratuita per importi superiori a € 25

PRODOTTI PER ANIMALI

IL GIARDINO DI RIO

VARESE VIALE BORRI 149
info@ilgiardinodirio.it –    0332 482082 –
APERTURA: LUNEDI’ 15.30/19.00  – DA MARTEDI’ A SABATO 9.00/12.30  15.30/19.00   –
VENDITA PRODOTTI E ALIMENTAZIONE PER ANIMALI DOMESTICI.
OTTICA

Ottica Vettore sas

Via Avegno 1 Varese

info@vettoreottica.it 0332286487

Su appuntamento Occhiali e lenti a contatto

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La mappa dei servizi del Comune di Varese

Fonte:http://www.vareseinforma.it/servizi-comune-informazioni/ 

Servizi essenziali assicurati a Palazzo Estense e nelle sedi comunali decentrate, utilizzo di piattaforme e sistemi online, lavoro agile: nel rispetto delle disposizioni finalizzate al contenimento del Coronavirus, il Comune di Varese ha adottato tutte le misure organizzative necessarie per continuare ad erogare i servizi limitando al massimo l’affluenza del pubblico negli uffici e consentendo al personale comunale di lavorare da remoto per assicurare la continuità dei servizi e limitare gli spostamenti.

I cittadini sono invitati a recarsi agli sportelli solo se strettamente necessario, e solo per i servizi essenziali di seguito indicati, ma in ogni caso esclusivamente per motivi indispensabili, inderogabili e indifferibili, privilegiando comunque gli strumenti online e di comunicazione a distanza (telefono, posta elettronica, PEC) e rimandando quanto non è di stretta necessità. Anche per i casi di necessità, è importante evitare di recarsi agli uffici comunali in gruppi di più persone, limitando l’accesso al diretto interessato. L’ingresso è consentito a un utente alla volta e sono privilegiate le prenotazioni.

Nel dettaglio continuano ad essere erogati al pubblico presso gli uffici comunali di via Sacco i servizi di ricezione/spedizione corrispondenza cartacea a cura dell’Ufficio protocollo, con accesso allo sportello di un solo utente alla volta. L’ufficio è aperto da lunedì a venerdì dalle ore 8.30 alle ore 12.30.

Tutti gli altri servizi sono garantiti da remoto anche se non sarà possibile per i cittadini recarsi fisicamente agli sportelli. Ecco nel dettaglio come contattare gli uffici e come accedere ai servizi.

Polizia Locale

Il comando di via Sempione è chiuso al pubblico. Per emergenze ed urgenze connesse con lo stato emergenziale, gli uffici possono essere raggiunti a mezzo mail scrivendo a polizia.locale@comune.varese.it. Confermato il servizio operativo esterno e la centrale radio- telefonica attiva 24 ore su 24 che risponde al numero 0332 809111. Il numero è attivo anche per segnalazioni sul non corretto funzionamento degli impianti semaforici.

Servizi civici

Gli uffici sono chiusi al pubblico. I cittadini possono chiedere informazioni telefonando ai numeri 0332 255217/255219 oppure scrivendo a demografici@comune.varese.it.

I servizi essenziali garantiti sono i seguenti: raccoglimento delle registrazioni di nascita previo appuntamento da richiedere attraverso il numero di telefono 0332 255225 o via mail a demografici@comune.varese.it; invio certificazioni agli studi professionali aperti/invio all’estero da richiedere attraverso la mail demografici@comune.varese.legalmail.it o telefonicamente al numero 0332 255219; pratiche di iscrizione anagrafica e cambi indirizzo possibili attraverso l’e-mail demografici@comune.varese.it. Per informazioni: 0332 255220/255439.

Servizi cimiteriali

Gli uffici di Palazzo Estense sono chiusi al pubblico, ma sono garantiti i servizi essenziali. L’interoperabilità con i cittadini e le imprese è garantita attraverso i seguenti canali: telefono 0332 255 230, fax 0332 255 318, e-mail cimiteriale@comune.varese.it, PEC servizicimiteriali@comune.varese.legalmail.it.

Illuminazione pubblica

Per richieste e segnalazioni relative ai guasti alla rete di illuminazione pubblica è possibile contattare la Segreteria degli uffici al numero 0332 255252. Le telefonate saranno reindirizzate direttamente al numero verde di Citty Green light che continua la conduzione degli impianti per i guasti.

Tutela ambientale

I servizi sono erogati al pubblico da remoto da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 12.30. Per segnalazioni inerenti la tutela dell’ambiente è possibile scrivere a direzione.ambiente@comune.varese.it. I tecnici del verde pubblico sono reperibili ai seguenti indirizzi: pietro.cardani@comune.varese.it, chiara.barolo@comune.varese.it

Per contattare l’Ufficio Sport scrivere a sport@comune.varese.it

Igiene urbana

Tutti i servizi sono erogati regolarmente, fatte salve le misure di sicurezza (distanza fisica e accesso scaglionato) da rispettare per l’accesso alle piattaforme. Il servizio di raccolta rifiuti è in funzione secondo il calendario già in vigore per le varie zone e consultabile sul sito www.acsmagamambiente.it

Il centro multiraccolta di via dell’Ecologia è in funzione per utenti privati di Varese su prenotazione contattando il numero verde 800 966 186. Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito www.acsmagamambiente.it

Servizi sociali

I servizi sono operativi da remoto telefonando ai numeri 0332 255800 o 241111 oppure scrivendo a sociali@comune.varese.it e alloggi@comune.varese.it. L’accesso virtuale del pubblico agli sportelli è garantito da lunedì a giovedì dalle 8.30 alle 12 e dalle 14 alle 16; venerdì dalle 8.30 alle 12. Il CDI – Centro diurno integrato di vvia Maspero e i centri anziani rionali sono chiusi.

Servizi educativi

Gli uffici di via Cairoli rimarranno chiusi fino al 15 aprile 2020. Per qualunque necessità è possibile inviare una e-mail all’indirizzo educativi@comune.varese.it specificando dati anagrafici, motivo per cui ci si rivolge agli uffici e numero di telefono a cui si chiede di essere ricontattati. Per informazioni sulle iscrizioni agli asili nido, aperte fino al 30 marzo (maggiori info qui https://varese.ecivis.it/ECivisWEB/iscrizioni/index.jsp) è possibile scrivere una mail all’indirizzo nidi@comune.varese.it. Il personale comunale rimane a disposizione da remoto per l’aiuto nella compilazione delle domande per le iscrizioni ai servizi parascolastici (maggiori info qui www.comune.varese.it/dettaglio-notizie/-/journal_content/56_INSTANCE_sjXv5DaDqBur/10180/922833), aperte fino all’11 maggio: anche in questo caso è possibile inviare una e-mail all’indirizzo rette.educativi@comune.varese.it.

Per informazioni sul servizio scuole infanzia si può scrivere a scuole.infanzia@comune.varese.it

Gli uffici lavorano da remoto da lunedì a giovedì dalle 8 alle 13 e dalle 13.30 alle 16.30; il venerdì dalle 8 alle 14. L’amministrazione garantisce che, in questa fase, non sarà considerata la data di ricezione della domanda quale criterio di priorità di accesso ai servizi parascolastici per l’anno scolastico 2020/21.

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Inclusione Europe Lettera dal presidente in merito all’emergenza Coronavirus

 Fonte: www.inclusion-europe.eu/ 30-30-2020

Inclusion Europe president Jyrki Pinomaa wrote a letter about the Coronavirus emergency, expressing his concern about the situation but, at the same time, discussing how to keep in touch and stay focused on our priorities. 

Jyrki Pinomaa

Dear members, friends and colleagues, 

I hope you are all healthy.  

We are living a very exceptional times and it seems that this will go on for many weeks onwards. The news we hear daily are depressing as the Coronavirus is spreading further and further and closing businesses, silencing the streets of our cities and locking us all into our homes or into “care institutions”. What is happening now around the whole world is something we all have trouble understanding and it challenges our governments to act in ways that have not been tried before.  

Wall have trouble understanding everything that is going on, but for people with intellectual disabilities it is even more challenging. In this difficult time, we tried to support them by producing and collecting a high number of resources about the Coronavirus in easy-to-read and in different languages. You can read more on a dedicated page on Inclusion Europe’s website. 

 Maintaining connections 

My owns sons, Markus and Robin, have been in their own homes now for more than two weeks without any daily activities, without any of their regular therapies, without any possibilities for us or anybody else to visit them, without any possibilities for them to visit us, without their regular hobbies etc.  

They have been able to go for short outings near the house where they live. We have tried to have contact with them through Facetimebut the quality was so poor; without the video the communication was very difficult.  

Last Friday we managed to get Skype installed into their iPad and now we also have the video which helps a lot to communicate with them. This eases our distress a lot. 

All the care/group homes in Finland have the same isolation policy which causes a lot of worry for the families. But on the other hand, our country also limits all kind of social contacts and the recommendation for everybody is to stay at home as much as possible.  

 Plans and cancellations 

As you have heard, our Europe in Action conference had to be cancelled. We are now looking for possibilities to organize a series of webinars to be able to use some of the planned program of the conference. We will inform you as soon as we know more.  

Our Board meeting and General Assembly which were also planned to take place during Europe in Action have been postponed and will be held when it will be possible. We will inform you when we know more. 

 Alarming situation in many countries 

Unfortunately, the Coronavirus crisis createalarming situations in many countries.  

Jyrki Pinomaa. The text is in Finnish and translates to “meet me or face me”.

Not only by closing people with intellectual disabilities inside the institutions or their own homes and leaving them in isolation from everything, but also by leaving many families without support.  

Many organisations providing support to people with disabilities and families are also struggling for basic protective equipment, that would keep all those involved safe. 

As the capacity of health care in connection with the pandemic seems to be insufficient in most of the countries there is also the question of priority in health care. I have heard some worrying news of situations where people with intellectual disabilities have been categorized as a group of people which would not get any intensive care at all. This kind of unacceptable discrimination has been called out by our members and many other people and organisationsequal value of all people must be the basis of any discussion. 

This crisis has created a situation where nobody seems to know what to expect. We are all now restricted from living a normal life and we receive daily new guidelines from our governments. In this situation we simply have to do as told. The situation is new to everybody.  

Again, we must be reminding governments and institutions that international conventions like the UN CRPD still apply and human rights have to be respected. 

All Inclusion Europe staff are now working from their homes. I am in contact with the secretariat and we are planning together with other organisations ways to deal with this crisis and connecting with each other. We are currently planning a series of online meetings that will start this week and will keep happening regularly during the emergency.  Read more info about the online meetings. 

I am thinking of all members of Inclusion Europe and other organisations and individuals. I hope the current measures taken everywhere in Europe will work, and the pandemic will be soon under control.

 I hope that you manage to keep yourselves and your families healthy. 

Let’s keep in touch! https://www.inclusion-europe.eu/letter-from-our-president-on-the-coronavirus-emergency/

La disabilità non può essere una questione privata

Fonte: www.superando.it 31-3-2020 di Stefano Onnis*

«Che strano – scrive Stefano Onnis -: anche in questo caso, in questo straniante momento, il virus dell’empatia con i disabili intellettivi e con i loro familiari non attacca. Ci sono in giro, evidentemente, delle formidabili mascherine con filtri culturali di ultima generazione. Ma fino a quando non diventerà culturalmente scandaloso il fatto di negare i diritti a una persona con disabilità, non ci sarà mai una questione pubblica da condividere e per cui indignarsi»

Giovani con disabilità intellettiva

Giovani con disabilità intellettiva

Siamo in molti, in questi giorni, ad essere reclusi in casa. «Come dei disabili», ha scritto qualcuno ed era qualcuno per cui la disabilità è un habitus, e quindi sottointendeva: «Beh, almeno adesso vi sentite un po’ come noi!». Ma il “mal comune, mezzo gaudio” non è un virus che attecchisce bene, a quanto pare. Perché la disabilità resta – continua a restare – una questione privata, anche ai tempi del Covid-19.

Non mi sto riferendo alla disabilità di tipo fisico o sensoriale («Ma tanto quelli ggià da prima nun uscivano!», potrebbe dire qualcuno). Sto pensando ai disabili intellettivi, quelli a cui, per capirci, nessuno telefonava prima per uscire a fare un aperitivo e nessuno telefonerà dopo, passata la tempesta.
Eppure, la reclusione che tutti stiamo vivendo in questo momento è principalmente proprio di tipo relazionale: è come se le nostre performance affettive extrafamiliari fossero al momento in standby, come se i nostri dispositivi relazionali fossero momentaneamente disabilitati.
E come genitori – di bimbi “belli e normali” – ora che forse in parte potremmo provare, almeno alla lontana, a capire l’angosciante domanda di un genitore di un figlio con disabilità intellettiva – «E ora, che gli faccio fare? Come lo distraggo?», ora che ogni singolo momento è privato di servizi educativi e ricreativi – restiamo lo stesso troppo presi da nuovi irrinunciabili problemi ai tempi delle videocall.

Che strano. Anche in questo caso, in questo straniante momento, il virus dell’empatia con i disabili intellettivi e con i loro familiari non attacca. Ci sono in giro, evidentemente, delle formidabili mascherine con filtri culturali di ultima generazione. Filtri culturali, sì, e lo scrivo da antropologo che si occupa di disabilità, e oggi, ancor più di prima, mi rendo conto di quanto la questione della disabilità sia relegata a questioni di welfare, di prestazioni sociali, di concessioni economiche statali. Una questione privata, tanto quanto lo è un ISEE [Indicatore della Situazione Economica Equivalente, N.d.R.].
Oggi, ancor più di prima, noto infatti che per chi mastica cultura e diritto (dagli amici e colleghi antropologi ai sociologi, dagli intellettuali alla Lucarelli che sta sempre più sul pezzo), nella necessaria attitudine a problematizzare l’urgenza senza cadere nella banalizzazione della contingenza, lo sguardo è rivolto alle camionette dei militari e alla prefigurazione di uno stato d’eccezione, alle posture infime e infami dei delatori da balcone, alla condizione di salute dei reclusi nelle carceri, ai migranti e ai rifugiati di ogni dove (dove purtroppo si teme la catastrofe umanitaria), ai senza fissa dimora e ai paradossi normativi dell’#iorestoacasa. Tutto giusto, sia chiaro, nessun fraintendimento. Ma perché la disabilità resta sempre fuori da ogni possibile declinazione culturale del discorso?

I familiari di persone ad alto carico assistenziale, davvero reclusi in casa, senza operatori messi nella condizione di poter proseguire il loro lavoro, questi genitori che nel comune “balconeggiare” di questi tempi trovano nonostante tutto la forza per documentare quotidianamente la loro domestica drammaticità, non dovrebbero essere citati, condivisi, ripostati sui nostri social?
Eppure oggi, ancor più di ieri, il mondo della disabilità – chiamiamolo così – è costretto agli arresti domiciliari, in una palese conferma della violazione dei propri diritti. Sì, perché se non c’è l’assistente, allora viene meno il diritto all’assistenza. Come se nulla fosse.
Non si tratta, quindi, del problema di restare in casa come tutti gli altri, non si tratta di attivarsi a trovare strategie di smart working [lavoro in casa, N.d.R.], nonostante la prole in casa. Si tratta che nei Decreti “Cura Italia” queste situazioni non vengono prese in considerazione. Che le famiglie vengono lasciate da sole, senza risposte, oltre che senza mascherine per gli eventuali operatori di buona speranza. Un problema nel problema, che se non entra – come al solito . nel dibattito pubblico, se non è percepito come scandalo, resta un non problema culturale.

Io credo – ci ragiono da un po’ di tempo, e questa del coronavirus mi sembra solo un’ulteriore occasione persa – che questa assenza di condivisione del problema sia proprio dettata da un pregiudizio squisitamente culturale: l’assistenza è relegata nel welfare, non nei diritti civili e umani. Una nave con il suo carico di rifugiati che non può attraccare, è giustamente uno scandalo culturale. Ma la vicenda di Mario, perché no?
Mario è un trentenne con una pluripatologia che non può ricevere una giusta assistenza in questi giorni. E la madre, Elena, ha pubblicato per un po’ di giorni sul suo profilo social attimi della loro quotidianità. Un diario privato sbattuto in faccia, con il proprio setting domestico, fatto di pigiami e colazioni mattutine, di gatti e sorrisi, di necessarie uscite in macchina alla faccia dei divieti.
La voce fuori campo della madre documenta tutto davanti allo sguardo perplesso del figlio, a tratti come innervosito dalla ripresa. Mi turba lo sguardo di Mario verso il cellulare che lo riprende, uno sguardo che non sorride, e mi turba perché non capisco quanto sia consapevole del suo essere/diventare pubblico. Mi chiedo se sia giusto. Ma la voce off della madre prosegue, e allora capisco: la madre deve documentare, deve – dietro ai sorrisi e ai pigiami – denunciare tutto questo, tutta questa solitudine. Non è un videoracconto di intimità domestica che finirà con le mani a cuore, è la testimonianza nuda e cruda della propria esistenza, è un bisogno urgente e necessario, è un diario che vuole essere scandaloso proprio perché privato.
Quella voce fuori campo, che a tratti riesce anche ad essere ironica, in realtà è un grido, è pura crisi della presenza, perché sta soffocando dentro «il rischio di non poter oltrepassare tale situazione, di restare fissati e polarizzati in essa, senza orizzonti di scelta culturale» (Ernesto de Martino, Morte e pianto rituale nel mondo antico, 1958).

Fino a quando non diventerà culturalmente scandaloso il fatto di negare i diritti a una persona con disabilità, non ci sarà mai una questione pubblica da condividere e per cui indignarsi. O viceversa, ovviamente, se volete. Ma non è questo il punto.

Antropologo. Responsabile del progetto Casa Museo dello sguardo sulla disabilità dell’Associazione Come un Albero, Roma.

Non si arrivi mai a scegliere chi salvare e chi no: anzi, aumentare i servizi!

«In qualità di Associazioni che tutelano i Diritti Umani, Civili e Sociali e la qualità di vita delle persone con disabilità e malattie croniche, oncologiche, rare e complesse, chiediamo azioni preventive affinché non ci si ritrovi di fronte alla necessità di scegliere quali vite umane meritino di essere salvate e quali sacrificate. Chiediamo anzi che si tenga sempre più conto delle specifiche necessità delle persone con gravi patologie e/o croniche, rare e complesse»: lo scrivono ben 152 organizzazioni, tra Associazioni e Federazioni, in una lettera-appello rivolta direttamente al Governo

Medico con cuffietta fotografato dall'altoLeggiamo in questi giorni notizie preoccupanti che arrivano da Oltreoceano e da Paesi Membri dell’Unione Europea: le disposizioni date da amministrazioni ospedaliere ai medici riguardanti il cosiddetto “triage” – anche dovute a carenza di apparecchi elettromedicali – prevedrebbero una selezione dei pazienti da sottoporre a terapia intensiva, in cui la presenza di disabilità e in particolare di quella cognitiva rappresenterebbe un fattore di sbarramento a cure adeguate, fondato su motivazioni eterogenee [se ne legga già ampiamente anche a questoquestoquestoquesto e quest’altro link, N.d.R.].
È chiaro che queste notizie provocano lo sdegno di tutte le persone con senso civico, in quanto ogni Paese che si ritenga “civile” riconosce il dovere di assicurare pari qualità di cure a tutti, sulla base di criteri morali e non fondati sull’arbitrarietà.

In qualità di Associazioni che promuovono e tutelano i Diritti Umani, Civili e Sociali e la qualità di vita delle persone con disabilità e malattie croniche, oncologiche, rare e complesse, chiediamo che vengano messe in atto azioni preventive affinché non ci si ritrovi di fronte alla necessità di scegliere quali vite umane meritino di essere salvate e quali sacrificate.
A tal fine ci appelliamo a quanto oggetto del parere del Comitato Bioetico della Repubblica di San Marino, che sancisce in modo inequivoco come diversamente, anche ove si facesse riferimento ai criteri indicati nei casi della cosiddetta “Medicina delle Catastrofi”, ad essere lesi sarebbero i diritti fondamentali dell’individuo e, pertanto, come non siano attuabili né praticabili in virtù di ragione alcuna, foss’anche di natura “medica”, tali distinzioni.
Piuttosto riteniamo urgente e necessario implementare, come già si sta peraltro facendo, la possibilità di predisporre posti letto di emergenza, tenendo conto in tale implementazione delle specifiche necessità delle persone con gravi patologie e/o croniche, rare e complesse, e della maggiore attenzione dovuta a quelle persone non in grado di comprendere le istruzioni che vengano loro fornite o siano non collaboranti a causa della propria condizione di disabilità o di malattia, creando, ove possibile, reparti/strutture speciali dedicati, in special modo per l’effettuazione delle terapie salvavita che molti devono continuare a fare e che alcuni stanno sospendendo, per paura del contagio, mettendo a rischio la loro salute e vita.

Inoltre, precisiamo che è di fondamentale importanza agire ancor più efficacemente ab origine e a scopo preventivo, dando seguito concreto al Protocollo per la prevenzione e la sicurezza dei lavoratori della Sanità, dei Servizi Socio Sanitari e Socio Assistenziali in ordine all’emergenza sanitaria da «Covid-19» stipulato il 24 marzo scorso come addendum, distribuendo i DPI [Dispositivi di Protezione Individuale, N.d.R.] ovunque sia necessario, e alla Circolare del Ministero della Salute del 25 marzo, ove ci permettiamo di segnalare che sarebbe opportuno un riferimento specifico ai Malati Rari fra le condizioni di fragilità.

Infine, chiediamo che si mettano in atto tutti gli strumenti opportuni affinché le persone con disabilità o con malattie croniche, rare e complesse vengano maggiormente tutelate, sia implementando misure preventive del rischio di contagio, sia, ove il contagio sia già avvenuto, impedendo che la loro condizione di salute si aggravi a tal punto da richiedere un ricovero ospedaliero. Chiaramente, in questo momento, qualsiasi accesso in ospedale, anche per terapie salvavita, è un’ulteriore fonte di rischio e di angoscia per essi stessi e per i familiari, nonché di aggravio del lavoro del personale sanitario già prostrato dall’emergenza Covid-19.
Resta fermo che, ove si rendesse necessario un ricovero ospedaliero, l’accesso a cure di pari qualità deve essere garantito a tutti i pazienti, senza porre in essere alcuna discriminazione fondata sulle condizioni di salute preesistenti, né di età o di disabilità della persona.

A scopo di maggiore chiarezza, sintetizziamo di seguito le nostre richieste:
° Che non vi sia alcuna discriminazione nell’accesso alle cure a causa della propria condizione di salute o di disabilità o per nessun altro motivo fondato sull’arbitrarietà.
° Che sia potenziato ovunque possibile l’accesso a terapie domiciliari, evitando ingressi evitabili negli ospedali. Ove non sia possibile, che vengano garantiti percorsi sicuri, lontani dalle possibili fonti di contagio.
° Che sia previsto adeguato supporto ai familiari e alle persone con disabilità in caso di necessità di ricovero ospedaliero. Tale supporto va garantito a partire dal momento di prelievo con l’ambulanza del paziente e assicurato in tutte le successive fasi, specie se in terapia intensiva. A tal fine andrebbe individuata una specifica figura di riferimento, con competenze di natura psicologica, che possa sostenere la famiglia e fungere da punto di raccordo con la persona con disabilità ricoverata (che potrebbe trovarsi disorientata rispetto alla situazione) al fine di ridurne lo stress, e fungendo anche da facilitatore nella comprensione delle dinamiche legate all’ambiente, oltreché decodificando, specie in caso di disabilità gravissima non verbale, i bisogni e la comunicazione dei sintomi.
° Che vengano individuati, ed adeguatamente formati, referenti per il sostegno al ricovero ospedaliero delle persone con disabilità intellettive e del neurosviluppo e/o con malattie croniche, rare e complesse, per ciascun presidio ospedaliero, disponibili in tutti i casi di necessità e con possibilità di copertura completa dell’orario.
° Che analogamente a quanto fatto per la segnalazione di emergenze sanitarie, sia istituito un servizio di Pronto Intervento Sociale e Socio-Sanitario a livello di Distretto Socio-Sanitario; istituendo anche numeri di telefono che raccolgano le richieste dei cittadini con disabilità intellettive e del neurosviluppo o con malattie croniche, oncologiche, rare e complesse o, ancora, non autosufficienti, che abbiano necessità di servizi medici specialistici in urgenza e sicurezza e quindi di un punto di riferimento che possa dare una risposta in tempi certi.
° Che venga altresì offerta una risposta concreta a situazioni di emergenza sociale, con particolare attenzione nei confronti delle persone con disabilità non collaboranti e/o non autosufficienti, in quanto non in grado di compiere gli atti essenziali della vita quotidiana senza l’assistenza di un accompagnatore. Facciamo osservare che queste persone, spesso, presentano una scarsa protezione della rete familiare, ovvero tendenzialmente vivono soli in casa con l’assistente familiare e/o con familiari anziani o con disabilità. Inoltre, gli stessi potrebbero anche non disporre di familiari, fra quelli indicati dall’articolo 433 del Codice Civile, che abitino a una distanza ragionevolmente raggiungibile o nello stesso Comune (anche alla luce delle restrizioni imposte dalle recenti misure per il contenimento della diffusione del contagio).
° Che sia ripristinata l’assistenza domiciliare garantendo condizioni di sicurezza agli operatori che la erogano, ai beneficiari e ai loro familiari, e ciò sia per coloro che già ne usufruivano, sia per coloro che precedentemente usufruivano di prestazioni e servizi in strutture le cui attività sono state sospese. Ciò al fine di garantire alle nostre persone e ai loro familiari il supporto di cui hanno maggiormente bisogno in questo momento difficile.
° Anche per meglio fronteggiare queste criticità, riteniamo opportuna la disponibilità di un servizio di teleassistenza continuativo, per monitorare la situazione e intervenire laddove ci fosse necessità, utilizzando per esempio gli assistenti sociali.

A supporto di queste nostre richieste, ci rendiamo sin d’ora disponibili a contribuire anche con raccolte fondi, già attive in molte parti d’Italia da parte di molte Associazioni, finalizzate all’acquisto di respiratori e altri materiali da consegnare agli Ospedali che ne abbiano necessità e con l’aiuto di nostri volontari.

La presente lettera-appello è sottoscritta da ben 152 realtà, tra Associazioni e Federazioni (a questo link ne è disponibile l’elenco completo).