Aggiornamenti sul Reddito di Emergenza 2021: entro il 31 luglio bisogna fare richiesta delle mensilità di giugno luglio agosto e settembre

Fonte: www.associazioneincerchio.com 9/7/2021

REM 2021

Il Reddito di Emergenza (REm) 2021 è una misura di sostegno economico ai nuclei familiari in condizioni di necessità; nel decreto Sostegni bis viene riconosciuto per un valore complessivo da 1.600 a 3.200 euro, relative alle mensilità di giugno, luglio, agosto e settembre; gli importi vengono incrementati se si ha in famiglia un componente in condizioni di grave disabilità.

I nuovi requisiti per accedere al beneficio:
Per ottenere il nuovo REm, Reddito di Emergenza da giugno a settembre 2021, devono esserci tutti i seguenti requisiti:

  • Il richiedente è residente in Italia.
  • Il valore del reddito familiare, nel mese di aprile 2021, determinato in base al principio di cassa, è inferiore all’ammontare mensile del beneficio REm potenzialmente spettante (detta soglia, per i nuclei familiari che risiedono in abitazione in locazione, è incrementata di un dodicesimo del valore annuo del canone di locazione come dichiarato ai fini ISEE).
  • Il valore del patrimonio mobiliare familiare, con riferimento al 31 dicembre 2020, è inferiore a una soglia di euro 10.000, accresciuta di euro 5.000 per ogni componente successivo al primo e fino ad un massimo di euro 20.000. Il massimale è incrementato di euro 5.000 in caso di presenza nel nucleo familiare di un componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, come definite ai fini ISEE
  • il valore dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente ISEE è inferiore ad euro 15.000.
  • nessun membro del nucleo familiare percepisce o ha percepito trattamenti economici legati alla emergenza COVID 19 di cui all’articolo 10, del Decreto Legge 22 marzo 2021, n.41.
  • nessun membro del nucleo familiare è titolare di pensione diretta o indiretta ad eccezione dell’assegno ordinario di invalidità.
  • Nessun membro del nucleo familiare è titolare di un rapporto di lavoro dipendente la cui retribuzione lorda mensile sia superiore alla soglia massima di reddito familiare, individuata in relazione alla composizione del nucleo.
  • Nessun membro del nucleo familiare è percettore, nei mesi di marzo, aprile e maggio 2021, di Reddito o Pensione di Cittadinanza, ovvero di analoghe misure istituite dalle province autonome di Trento e Bolzano.

La nuova domanda REm
La domanda va presentata in via telematica all’INPS tramite modello di domanda predisposto dall’Istituto, entro il 31 luglio 2021. Ricordiamo che al momento in cui si presenta la richiesta per ottenere il REm, è obbligatorio avere la Dichiarazione Sostitutiva Unica in corso di validità (DSU) ai fini ISEE, dichiarazione che può essere richiesta ai Caf.

ANF

AGGIORNAMENTI SULL’ASSEGNO AL NUCLEO FAMILIARE (ANF)

Con l’entrata in vigore del nuovo Assegno Unico per le famiglie con figli minori, l’Assegno al Nucleo Familiare (ANF) non viene eliminato ma continua ad essere erogato per tutto il 2021.

Ricordiamo di cosa si tratta:

L’assegno al nucleo familiare (ANF) è la prestazione più richiesta da parte dei lavoratori dipendenti e dai pensionati ex-dipendenti. L’importo mensile varia in base al numero dei componenti e al reddito della famiglia. L’assegno è erogato direttamente dall’INPS sulla pensione o dal datore di lavoro insieme allo stipendio.
Per il 2021 sarà erogato ancora fino al 31 dicembre e, secondo le informazioni emanate dal Governo, da gennaio 2022 tutta la partita dei trattamenti di famiglia sarà riformata, riforma che, già dal 1° luglio 2021, ha mosso i primi passi con l’introduzione dell’Assegno Unico per le famiglie con figli minori che non hanno diritto all’ANF.

La composizione del nucleo familiare: il nucleo di riferimento per questa prestazione sono i coniugi – o coloro che si sono uniti civilmente -, anche non conviventi, i figli, ed equiparati, i minorenni e i maggiorenni studenti o inabili assoluti.
Ai fini dell’assegno al nucleo familiare rientrano nella composizione anche i fratelli, le sorelle, i nipoti diretti, minorenni o maggiorenni, inabili ed orfani di entrambi i genitori e non coniugati.

Anche gli stranieri, se residenti nel nostro Stato con la propria famiglia, possono chiedere l’assegno al nucleo familiare.

Come richiedere l’assegno al nucleo familiare: la richiesta può essere fatta o direttamente tramite il servizio online presente sul sito dell’INPS, utilizzando il proprio SPID, oppure tramite i Patronati. Per chi non avesse mai percepito l’ANF per gli anni passati, è possibile chiedere gli arretrati fino a cinque anni.

Redditi da dichiarare e documentazione necessaria

Documenti  necessari per la richiesta:
I dati da dichiarare per percepire l’assegno al nucleo familiare dal 1° luglio 2021 al 31 dicembre 2021 sono:
• i dati anagrafici ed i codici fiscali di tutti i componenti del nucleo familiare
• i redditi dei componenti del nucleo familiare percepiti nel 2020
– quelli assoggettati all’IRPEF (quindi servono le dichiarazioni dei redditi – Mod. 730 o UNICO 2021 o la Certificazione Unica – ex
CUD 2021, nel caso non si sia obbligati a presentare la dichiarazione)
– i redditi esenti da imposta, o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o imposta sostitutiva (ad esempio assegni e indennità per i non vedenti, sordomuti e invalidi civili, pensioni sociali, assegni accessori per le pensioni privilegiate, interessi bancari e postali, premi del lotto e dei concorsi pronostici, rendite da buoni del tesoro, ecc.)

Redditi che non si dichiarano:
È importante sapere quali sono i redditi da non dichiarare per la richiesta o il rinnovo dell’Assegno al Nucleo Familiare, perché la prestazione è determinata in base all’ammontare complessivo dei redditi della famiglia. Laddove venissero erroneamente dichiarati importi che invece non rilevano per tale determinazione, l’assegno sarebbe di importo inferiore.
Tra i redditi ininfluenti rientrano tutti i trattamenti di famiglia e di sostegno alla natalità. Non si devono dichiarare, ad esempio:
• il Premio alla nascita di 800 euro per la nascita o adozione
• il “Bonus Bebè”, ovvero l’Assegno di natalità, consistente in un assegno mensile, determinato sulla base dell’ISEE.

BAF

Proroga del BAF Buono regionale per Assistenti Familiari

Regione Lombardia  ha disposto la proroga per il 2021 del Bonus per Assistenti Familiari (BAF), a favore delle persone e delle famiglie che necessitano di supporti mediante caregiver professionale; inoltre, per favorire l’accesso dei cittadini ai servizi qualificati, sta  potenziando gli sportelli informatici per l’assistenza ai familiari, come stabilito dalla l.r. n. 15/2015 all’art. 5, che devono essere connessi con il sistema dei servizi sociali e socio-sanitari.

Il Bonus Assistenti Familiari è finalizzato diminuire il carico oneroso delle spese previdenziali e a garantire alle famiglie maggiormente vulnerabili con presenza di componenti fragili, la possibilità di accedere alle prestazioni di assistenti familiari qualificati e con forme contrattuali e condizioni lavorative in linea con la normativa di settore.

Chi può partecipare

I destinatari sono i datori di lavoro che sottoscrivono il contratto dell’assistente familiare, siano essi la persona assistita o altro componente di famiglia vulnerabile con presenza di persona fragile, non obbligatoriamente convivente, in possesso dei seguenti requisiti:

  • ISEE uguale o inferiore a € 25.000;
  • Contratto di assunzione di Assistente familiare con caratteristiche di cui all’art.7 della l.r. 15/2015;
  • Residenza in Lombardia da almeno 5 anni.

La persona assistita, se non corrispondente al datore di lavoro, deve essere ugualmente residente in Lombardia da almeno 5 anni.

Si precisa che non è ammissibile alla misura la persona fragile già destinataria delle misure B1 e B2 del Fondo Nazionale per la non autosufficienza (FNA). Nel caso invece la persona fragile sia stata valutata ammissibile alle citate misure del FNA ma non sia stata presa in carico per mancanza di risorse, la stessa può accedere, in presenza degli specifici requisiti, alla presente misura.

Agevolazioni tariffarie per le persone con disabilità su vari servizi

Fonte: www.associazioneincerchio.com 30/6/2021

Vi proponiamo un elenco ragionato delle agevolazioni tariffarie per le persone con disabilitò

ARERA, ovvero l’ Autorità Nazionale dell’Energia ha introdotto uno  sconto sulle bollette relative alla fornitura di gas ed energia elettrica.

BONUS ELETTRICO

Hanno diritto allo sconto sulla bolletta della luce i clienti domestici affetti da grave malattia o i clienti con fornitura elettrica presso cui vive un soggetto affetto da grave disabilità, costretti ad utilizzare apparecchiature elettromedicali necessarie per il mantenimento in vita.

Per il bonus riconosciuto in caso di disagio fisico, sarà necessario essere in possesso del certificato dell’ASL che attesti la necessità di utilizzo di macchinari considerati indispensabili per il mantenimento in vita del soggetto disabile. Non è richiesto riconoscimento d’invalidità grave ai sensi della legge 104.
L’elenco dei macchinari che danno diritto al bonus elettrico è contenuto in Allegato A al Decreto del Ministero della Salute del 13 gennaio 2011

Si tratta di:
Apparecchiature di supporto alla funzione cardio-respiratoria:

  • apparecchiature per pressione positiva continua,
  • ventilatori polmonari,
  • polmoni d’acciaio,
  • tende per ossigeno terapia,
  • concentratori di ossigeno,
  • aspiratori,
  • monitor multiparametrici,
  • pulsossimetri, ecc;

Apparecchiature di supporto alla funzione renale:

  • apparecchiature per dialisi,
  • emodialisi;

Apparecchiature di supporto alla funzione alimentare e attività di somministrazione:

  • nutripompe,
  • pompe d’infusione,
  • pompe a siringa;

Mezzi di trasporto e ausili per il sollevamento disabili:

  • carrozzine elettriche, sollevatori mobili / a sedile elettrici / a barella elettrici / fissi a soffitto elettrici,
  • sollevatori per vasca da bagno;

Dispositivi per la prevenzione e la terapia di piaghe da decubito, tra cui materassi antidecubito:

  • materassi antidecupito.

Per avere accesso al bonus e in sede di presentazione della domanda il cliente deve essere in possesso di:

  1. Un certificato ASL che attesti:
  • la situazione di grave condizione di salute;
  • la necessità di utilizzare le apparecchiature elettromedicali per supporto vitale;
  • il tipo di apparecchiatura utilizzata e le ore di utilizzo giornaliero;
  • l’indirizzo presso il quale l’apparecchiatura è installata;
  • il documento di identità e il codice fiscale del richiedente e del malato se diverso dal richiedente;
  1. Il modulo B compilato.

La domanda dovrà essere presentata presso il Comune di residenza del titolare della fornitura elettrica (intestatario della bolletta) oppure presso un CAF. Tutta la modulistica sarà messa a disposizione dall’Ente locale di riferimento.

BONUS GAS

Per poter accedere alle agevolazioni in bolletta sulla fornitura del gas, anche per i soggetti affetti da disabilità sarà necessario rientrare nei limiti ISEE generali.
Lo sconto è genericamente rivolto alle famiglie con ISEE non superiore a € 8.107,5 euro, o per famiglie numerose (con più di 3 figli a carico) con ISEE non superiore a € 20.000.

  • La domanda può essere presentata presso il Comune di residenza o presso un altro ente designato dal Comune (CAF, Comunità montane) utilizzando gli appositi moduli. Non è richiesta la presentazione del certificato dell’ASL, ma soltanto del modulo A compilato, dell’ISEE e dei moduli allegati relativi alla composizione del nucleo familiare, che saranno messi a disposizione dal CAF o dal proprio Comune o che è possibile scaricare sul sito ARERA. Anche in questo caso è necessario avere a disposizione alcune informazioni reperibili in bolletta o nel contratto di fornitura, ovvero del codice PDR (14 numeri, identifica il punto fisico di consegna del gas naturale dal fornitore al cliente).
    AREA mette a disposizione disponibile un servizio online per calcolare l’importo dello sconto riconosciuto, disponibile qui: https://www.arera.it/it/consumatori/gas/Bonus%20Gas.htm

 BONUS TELEFONO E INTERNET

Le famiglie con componenti disabili sensoriali, sordi o ciechi, hanno diritto all’esenzione del canone di abbonamento al servizio telefonico e alla riduzione del 50% del canone di abbonamento internet secondo quanto stabilito dall’ Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni a favore delle persone con disabilità sensoriali con  Delibera n. 46/17/CONS

Nello specifico le agevolazioni attualmente vigenti prevedono che:

  • Gli abbonati residenziali nel cui nucleo familiare sia presente un soggetto sordo hanno diritto all’ esonero dal pagamento del canone di abbonamento al servizio telefonico (dell’Art. 3 della Delibera 46/17/CONS);
  • Gli operatori che offrono servizi voce e servizi di trasmissione dati da postazione fissa, riconoscono agli utenti sordi, ciechi totali e ciechi parziali, oppure agli utenti nel cui nucleo familiare sia presente un soggetto sordo, cieco totale o cieco parziale, a prescindere dalla tecnologia e dalla velocità di connessione prescelte dal richiedente, una riduzione del 50% del canone mensile per tutte le offerte flat e semiflat voce e dati e per le offerte di sola navigazione ad internet. In alternativa dovranno consentire la fruizione di almeno 180 ore mensili gratuite di navigazione internet per tutte le proprie offerte di accesso ad internet a consumo.(Ai sensi del comma 1 dell’Art. 4 della Delibera 604);
  • Gli operatori mobili predispongano un’offerta specificamente destinata agli utenti sordi che comprenda un volume di traffico dati di almeno 20 GB, da consumarsi entro il periodo di riferimento dell’offerta, e l’invio di almeno 50 SMS gratuiti al giorno e nella quale il prezzo di ciascun altro servizio, fruibile all’interno dell’offerta, non superi il miglior prezzo dello stesso servizio comunque applicato dal medesimo operatore all’utenza. Per gli utenti ciechi totali e ciechi parziali, invece, gli stessi dovranno predisporre un’offerta che comprenda almeno 2000 minuti di traffico voce gratuiti ed un volume di traffico dati di almeno 10 GB, da consumarsi entro il periodo di riferimento dell’offerta e nella quale il prezzo di ciascun altro servizio, fruibile all’interno dell’offerta, non superi il miglior prezzo dello stesso servizio comunque applicato dal medesimo operatore all’utenza.(Ai sensi dell’articolo 5 della suddetta Delibera)

Ciascun utente sordo o cieco ha poi diritto ad accedere all’offerta specifica con riferimento ad un solo numero telefonico mobile.
Gli operatori sono tenuti a pubblicare sul proprio sito web una pagina denominata “Agevolazioni per non vedenti e non udenti” contenente informazioni dettagliate sulle offerte specifiche da postazione fissa e mobile, e la relativa modulistica, accessibile tramite un link, presente in homepage, dedicato alle informazioni utili al consumatore. (Ai sensi dell’Art. 6)

La domanda di esenzione, in ognuno di questi casi, va presentata dall’abbonato alle imprese fornitrici del servizio incaricate ai sensi dell’art. 58 del Codice al momento della richiesta di abbonamento o in qualsiasi momento successivo del rapporto contrattuale. Per le modalità d’inoltro della modulistica necessaria si rimanda ai siti dei diversi fornitori, così come adeguati ai sensi dell’Art. 6.

 ESENZIONE CANONE RAI

Hanno diritto all’esenzione del pagamento del canone RAI alcune tipologie di utenti, tra le quali anche anziani over 75 titolari di reddito non superiore a 8.000 euro e  invalidi civili degenti in una casa di riposo.
Per i cittadini che ne hanno diritto, poter essere esonerati dal pagamento del canone tv è necessario presentare una dichiarazione sostitutiva. Per le annualità successive non è necessario presentare nuove dichiarazioni negli anni successivi. È necessario presentare la dichiarazione di variazione dei presupposti se vengono a decadere i diritti.

AGEVOLAZIONI IMU

Fino alla fine del 2019 ogni eventuale agevolazione sul pagamento dell’IMU era delegata in toto alle iniziative comunali. Con la lettera c) del comma 741, invece, la Legge di Bilancio 2020 ha precisato i casi e le condizioni in cui l’immobile posseduto può essere assimilato ad abitazione principale ai fini IMU e, quindi, soggetto a tutte le agevolazioni con esenzione. E’ il caso di persone anziane o disabili proprietarie di immobili, ma che abbiano la residenza in istituti di ricovero o sanitari permanete. La legge in questione prevede che: “su decisione del singolo comune, l’unità immobiliare posseduta da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata. In caso di più unità immobiliari, la predetta agevolazione può essere applicata ad una sola unità immobiliare”.
Pertanto, se una persona anziana o disabile prende la residenza nell’istituito di ricovero ed è comunque proprietario di un immobile di categoria A/2, l’immobile può essere considerato abitazione principale, quindi esente IMU. Va sottolineato però che anche questa agevolazione è a discrezione del singolo Comune: l’ente locale può infatti decidere se prevedere o meno tale agevolazione nel proprio regolamento IMU o delibera. E’ possibile verificare come si adegua il proprio comune a tale disciplina consultando le delibere regionali riferite all’IMU, visitando https://www1.finanze.gov.it/finanze2/dipartimentopolitichefiscali/fiscalitalocale/IUC_newDF/sceltaregione.htm

 AGEVOLAZIONI TARI

Sulla TARI, tassa sui rifiuti, non esistono disposizioni nazionali che impongano riduzioni o esenzioni a favore delle persone con disabilità. Eventuali agevolazioni o condizioni da favore possono essere regolamentate dai singoli comuni presso i quali è necessario rivolgersi per conoscere i relativi regolamenti. Occorre quindi sempre fare riferimento ai regolamenti del proprio Comune (anche se non è raro imbattersi in decisioni di giudici che gettano tutti in confusione a riguardo).

In generale è comune trovare nei regolamenti comunali l’esenzione dal tributo per:

  • le aree scoperte pertinenziali o accessorie ai locali tassabili;
  • le aree comuni condominiali che non siano detenute o occupate in via esclusiva in base all’art. 117 del c.c.;
  • le multiproprietà, ove il responsabile del versamento è il soggetto che gestisce i servizi comuni;
  • quegli immobili nei quali abitino soggetti disabili o minori;
  • i soggetti che detengono temporaneamente l’immobile per un periodo di durata inferiore a sei mesi, in questo caso la tassa deve essere pagata dal proprietario dell’immobile;
  • il possessore di un immobile residente all’estero;
  • un immobile che sia in stato di abbandono, dimostrando che l’immobile non si trovi in condizione di essere abitato provando che non ci siano collegamenti di utenze della luce, del gas e telefoniche e non ci devono essere arredi;
  • i soggetti che si occupano direttamente del trasporto dei rifiuti al sito di smaltimento del Comune.

Ogni Comune mette a disposizione specifiche modalità e modelli di domanda per chiedere esenzioni, sconti e riduzioni sul pagamento della Tari.

A cura del Servizio Legale di InCerchio

Giurisprudenza: servizi di trasporto per alunni con disabilità

Fonte: www.associazioneincerchio.com 9/7/2021

on ordinanza del 3.06.2021 il Tribunale di Milano ha ritenuto illecita la condotta del Comune di Milano, che non ha garantito il servizio di trasporto scolastico gratuito nei confronti di una alunna con disabilità, perché tale condotta è lesiva del diritto all’istruzione, sotto il profilo della disparità di trattamento rispetto agli alunni senza disabilità.

Il Tribunale ha quindi condannato il Comune di Milano e Regione Lombardia, nell’ambito delle rispettive competenze, a rimuovere le condizioni lesive assicurando per l’alunna disabile la integrale gratuità del trasporto scolastico, con condanna altresì del Comune e della Regione al risarcimento del danno.

Il Tribunale di Milano ha ribadito che il trasporto scolastico dev’essere erogato gratuitamente, anche laddove la scuola si trovi fuori dal Comune di residenza dello studente o della studentessa con disabilità.

La normativa di riferimento è la legge 208/2015 (art. 1 comma 947) che ha espressamente previsto che “le funzioni relative all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità fisiche o sensoriali, di cui all’art. 13, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e relative alle esigenze di cui all’art. 139, comma 1, lett. c) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, sono attribuite alle regioni a decorrere dal 1° gennaio 2016, fatte salve le disposizioni legislative regionali che alla predetta data già prevedono l’attribuzione delle predette funzioni alle province, alle città metropolitane o ai comuni, anche in forma associata.

Regione Lombardia, in virtù di questa riforma statale, ha ridefinito con L.R. n. 15/2017 (di modifica della L.R. n. 19/2007, art. 6) – a partire dall’anno scolastico 2017/2018 – le competenze relative alla realizzazione degli interventi per l’inclusione scolastica degli studenti con disabilità di secondo ciclo, prevedendo nello specifico l’attribuzione ai comuni delle funzioni relative alla gestione dei servizi di trasporto scolastico e di assistenza per l’autonomia e la comunicazione a favore degli studenti con disabilità fisica, intellettiva o sensoriale che frequentano percorsi scolastici e formativi di secondo ciclo, fermo restando la promozione ed il sostegno da parte della Regione.

La specifica norma regionale attualmente in vigore (art. 6 L.R. 19/2007 comma 1 bis 1) stabilisce che “E’ trasferito ai comuni, in forma singola o associata, lo svolgimento, in relazione all’istruzione secondaria di secondo grado e ai percorsi di istruzione e formazione professionale, dei servizi di trasporto e di assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli studenti con disabilità fisica, intellettiva o sensoriale”.

La successiva normativa regionale di attuazione (D.G.R. 6832/2017 “Linee guida per lo svolgimento dei servizi di supporto dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità”) ha poi previsto che tali servizi siano attivati e realizzati dal Comune di residenza dello studente con mezzi propri o tramite l’affidamento a soggetti terzi ovvero per il tramite delle famiglie che selezionano direttamente i soggetti che effettuano il trasporto o provvedono all’effettuazione del servizio con mezzi privati – anche attraverso un sistema a voucher – tenendo conto delle specifiche connotazioni territoriali della domanda e le esigenze delle famiglie.

E’, peraltro, di tutta evidenza che, anche nel caso di selezione del trasportatore da parte delle famiglie, essa non può che avvenire nell’ambito delle strutture accreditare dai Comuni ex art. 13 co. 1 lett. d) L.r. 3/2008 ed anche in questo caso i Comuni provvedono al rimborso delle spese – tutte, non solo nella misura del contributo regionale – sostenute dalle famiglie.

A cura del servizio legale dell’Associazione InCerchio

tribunale-milano-3-giugno-2021-trasporto-scuola

Fruibilità dei permessi L. 104/1992 e Smart Working

Fonte: www.associazioneincerchio.com 22/7/2021

I permessi della legge 104/1992 sono fruibili anche in modalità agile (cd. smart working):

con nota n.7152 del 26 aprile 2021 l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha chiarito che i tre giorni di permesso mensile previsti per l’assistenza ai familiari disabili (art. 33, comma 3 della L. 104/92) possono essere fruiti frazionati a ore anche durante il lavoro agile.

L’Ispettorato ribadisce che se da un lato è stata rappresentata la difficile compatibilità della fruizione oraria con il lavoro agile (atteso che il lavoro agile è, per sua definizione, svincolato da vincoli di orario), dall’altro si è rappresentata la non esclusione della fruibilità frazionata – e dunque la possibilità di fruirne – ove il lavoratore ritenga, secondo le proprie valutazioni, che le proprie esigenze personali, per le quali si fruisce del permesso, non siano compatibili con la propria organizzazione in modalità agile.

Detta interpretazione è posta a tutela della flessibilità di cui gode il lavoratore durante il lavoro agile, cui è connaturata l’autorganizzazione e dunque la conciliazione vita-lavoro. Ove detta conciliazione non risulti possibile potrà perciò esercitarsi il diritto alla fruizione frazionata del permesso

I permessi retribuiti l.104/1992:  una Sentenza della Cassazione

La Cassazione con l’ordinanza 16.06.2021 in esame ha ribadito il consolidato principio espresso dalla giurisprudenza di legittimità, secondo il quale l’assenza dal lavoro per usufruire di permesso ai sensi della l.104/1992 deve porsi in relazione causale diretta con lo scopo di assistenza al disabile, con la conseguenza che il comportamento del dipendente che si avvalga di tale beneficio per attendere ad esigenze diverse integra l’abuso del diritto e viola i principi di correttezza e buona fede, sia nei confronti del datore di lavoro che dell’Ente assicurativo, con rilevanza anche ai fini disciplinari (Cass. n. 17968 del 13/09/2016)

Nel caso di specie il dipendente aveva ricevuto comunicazione con cui la società, a seguito di accertamento investigativo, aveva evidenziato che il lavoratore, il quale aveva usufruito di giorni di permesso ai sensi della |. 104/1992 per assistere la madre, si era intrattenuto in attività incompatibili con l’assistenza, essendosi recato prima presso il mercato, poi al supermercato e infine al mare con la famiglia, piuttosto che presso l’abitazione della madre, convivente con il marito.

La corte riteneva, quindi, corretta l’applicazione della sanzione espulsiva prevista in caso di violazioni dolosamente gravi, tali da non consentire la prosecuzione del rapporto e da reputare lecito l’utilizzo di attività investigativa in relazione alla verifica della sussistenza di atti illeciti compiuti dai dipendenti durante la fruizione di un permesso.

A cura del servizio legale di InCerchio

Alcuni documenti utili:

L.104 e Smart Working

L.104 – Cassazione Ordinanza-n.-17102-del-16-giugno-2021

Disabilità e politiche. Le risposte ai bisogni delle persone con disabilità non possono essere standardizzate!

Fonte: www.disabili.com 21/7/2021

Dal progetto di vita individuale devono scaturire risposte ai bisogni precisi e personali di ciascuna persona

L’eliminazione delle barriere alla partecipazione sociale e la promozione di contesti inclusivi devono rappresentare gli obiettivi imprescindibili delle nuove politiche del welfare.” Questa, in sintesi, la richiesta  prioritaria avanzata dal Presidente nazionale Anmic, Nazaro Pagano, al termine della Terza confrenza nazionale Anmic che si è conclusa il 17 luglio a Roma.

Il superamento del modello basato sulla soddisfazione di bisogni standardizzati – ha spiegato – deve evolvere verso un sistema in grado di garantire ad ognuno di poter godere dei necessari sostegni personalizzatiIl progetto di vita individuale, corredato di un apposito budget di progetto, deve tenere prioritariamente conto di desideri, aspettative e scelte delle persone con disabilità e garantire di poter vivere, nei vari contesti di vita, nel modo più autonomo ed indipendente possibile.”

La personalizzazione dei sostegni va poi centrata sulla valorizzazione e sul potenziamento delle abilità possedute, anche avvalendosi delle risorse socio-sanitarie disponibili sul territorio.“In questa direzione  – ha proseguito – il welfare italiano deve trasformarsi in un welfare di inclusione e prossimità, integrando le competenze nazionali e regionali.”

Diritto alla partecipazione. “Vanno anzitutto superate le attuali diseguaglianze e discriminazioni spesso create dalla società, che disabilita le persone considerate “indesiderabili”, creando vulnerabilità e limitazioni. L’approccio non discriminatorio, tutelato dalle leggi italiane ed internazionali, è alla base di tutte le nostre proposte, per garantire equità, uguaglianza di opportunità e piena cittadinanza.”

“L’attuale sistema dei servizi di welfare – sottolinea il Presidente Anmic Anmic – è inadatto a dare risposte adattabili alle persone con disabilità. Occorre da subito investire in un’azione sociale che tenga conto:

a)  della necessaria lotta alla segregazione e del relativo supporto alla domiciliarità (Fondo per la Non Autosufficienza);

b)  del supporto ai caregiver familiari affinché possano operare all’interno di un sistema integrato di interventi e servizi di sostegno. Non basta solo un mero contributo economico per gestire le complesse necessità della persona con disabilità.

c)  della necessità di organizzare gli interventi mirati a percorsi di vita indipendente (Fondo per la Vita Indipendente);

d) del bisogno di definizione di piani nazionali per avviare processi di de-istituzionalizzazione e di contrasto ad ogni forma di segregazione con sostegni alla vita autonoma, indipendente e alla domiciliarità. Sostegni necessari per garantire la scelta di dove, come e con chi vivere, anche in modo supportato, “durante e dopo di noi”.

Necessaria, quindi una nuova definizione normativa della disabilità, la revisione dei LEA sanitari, la definizione e l’adozione dei LEP (Livelli Essenziali di Prestazione) sociali, anche tramite la ricomposizione complessiva della spesa occorrente in capo ad un capiente Fondo Nazionale, tale da rispondere al fabbisogno della generalità delle persone con disabilità e non autosufficienti.

Altra priorità la definizione di percorsi di concreta inclusione nel mondo del lavoro completando riforme e interventi previsti dal Programma governativo per l’attuazione dei diritti delle persone con disabilità e prorogando, consolidando e strutturando gli istituti e le soluzioni sperimentate durante il periodo emergenziale atte a garantire il reale accesso e mantenimento dell’occupazione, la garanzia del pieno godimento del diritto ai percorsi di inclusione scolastica. Non può, inoltre, venir meno il sostegno anche ai servizi semiresidenziali e residenziali, che rischia ormai in pochi mesi di crollare e di lasciare centinaia di migliaia di persone con disabilità, soprattutto grave e non autosufficiente, prive di protezione.”