MARTEDÌ 4 FEBBRAIO ORE 21:00  I PROMESSI SPOSI ALLA PROVA di Giovanni Testori

Fondazione Piatti e Anffas Varese invitano a teatro!

MARTEDÌ 4 FEBBRAIO – ORE 21
TEATRO OPENJOBMETIS DI VARESE
I PROMESSI SPOSI ALLA PROVA di Giovanni Testori

Prenota subito il tuo biglietto a un prezzo speciale!

Per inaugurare il nuovo anno all’insegna della solidarietà, conferma subito la tua presenza!
Lo spettacolo sostiene le attività a favore delle persone con disabilità e autismo di cui ci prendiamo cura.

Guarda la presentazione della regista, Andrée Ruth Shammah

Ti aspettiamo!

Info e prenotazioni:
Donatella Pasti – segreteria Anffas Varese
Tel. 0332/326574
📧 info@anffasvarese.it

P.S. per veri intenditori, appuntamento con FOCUS TESTORI
Vi invitiamo all’incontro di approfondimento sulla figura di Giuseppe Testori che si terrà sabato 1° febbraio alle 18:15 presso la libreria Ubik Varese (piazza del Podestà, Varese). Protagonisti dell’incontro, a ingresso gratuito fino a esaurimento posti, saranno Giuseppe Frangi, curatore e direttore di Casa Testori, e Anna Bernardini, direttrice della Villa e Collezione Panza di Varese, che condurranno il pubblico alla scoperta di uno degli autori più importanti del ‘900.

Induno Olona sabato 1° febbraio tavola rotonda: “La paura del diverso: riflessioni su intolleranza e dintorni”

Comunicato stampa

Grande successo per l’inaugurazione della mostra fotografica “Perché non accada mai più. Ricordiamo”

Prossimo appuntamento sabato 1° febbraio con la tavola rotonda dal titolo:

“La paura del diverso: riflessioni su intolleranza e dintorni”

Induno Olona, 30 gennaio 2020 – La mostra fotografica “Perché non accada mai più. Ricordiamo” inaugurata lo scorso fine settimana nella Sala Bergamaschi a Induno Olona in occasione della Giornata della Memoria ha riscosso un grande successo di pubblico.

Organizzata da Anffas Varese in collaborazione con Fondazione Renato Piatti onlus, ANPI Sezione Induno Olona e il Comune di Induno Olona, con il Patrocinio della Comunità Montana del Piambello, ha visto il prezioso coinvolgimento dei ragazzi del Liceo Artistico Frattini di Varese.

Gli studenti, guidati dai professori Andrea Minidio e Silvana Antonelli, hanno messo in scena una toccante rappresentazione teatrale sul tema dell’Olocausto, arricchita da musica dal vivo e da un allestimento coinvolgente offrendo ai visitatori una forte rappresentazione emotiva e di contenuto.

L’entusiasmo e la profondità con cui questo tema è stato affrontato da parte degli studenti è il giusto stimolo per proseguire nella trattazione dei temi dell’intolleranza e delle discriminazioni. La partecipazione di questi giovani conferma che quando la storia viene elaborata le persone possono trarne insegnamento; se la memoria viene rinforzata ci sono speranze di evitare che le atrocità si ripetano. Di questo si parlerà nella tavola rotonda dal titolo “La paura del diverso: riflessioni su intolleranza e dintorni” in programma sabato 1 febbraio p.v. dalle 9:30 alle 12:00 presso la Sala Biblioteca di Induno Olona in via Piffaretti, n. 2.

Alla discussione prenderanno parte Michele Imperiali, Responsabile Centro Studi e Formazione AnffasFondazione PiattiProf. Enzo Laforgia, Ricercatore StoricoEster De Tomasi, Presidente ANPI Provincia di Varese. Durante la mattinata è previsto il coinvolgimento del gruppo teatrale degli studenti del Liceo Artistico A. Frattini di Varese.

Per informazioni: 0332/326574 – info@anffasvarese.it – www.anffasvarese.it.

 

Assumere un lavoratore con sindrome di Down conviene: ecco le 9 regole di Aipd

Fonte www.superabile.it – Tanti sarebbero in grado di lavorare, ma ancora troppo pochi sono quelli che ci riescono: non esiste un censimento ufficiale dei lavoratori con sindrome di Down, ma quel che è certo è che i numeri sono ancora troppo bassi. Fondamentale, per colmare questa carenza, è il ruolo delle associazioni, che mettono in campo azioni e progetti per facilitare l’incontro tra aziende e potenziali lavoratori. A fare il punto della situazione, questa mattina, è stata l’Associazione Italiana Persone Down (AIPD), in occasione del convegno che si è svolto a Roma (Courtyard by Marriott Rome Central Park) quale evento conclusivo del progetto “Chi trova un lavoro trova un tesoro”. I “numeri” degli inserimenti lavorativi sostenuti dall’associazione negli anni sono stati forniti da Monica Berarducci, responsabile  del progetto e dell’Osservatorio sul mondo del lavoro dell’associazione.

Quanti?

In base all’ultima analisi condotta da AIPD nel 2019, “sono 221 i giovani della rete (il 13.4% ca del totale dei maggiorenni) che lavorano con contratto a tempo determinato o indeterminato: 131 in più rispetto al 2013. Di questi, 165 sono assunti a tempo indeterminato, 47 a tempo determinato e 9 hanno un contratto di apprendistato”. Guardando solo all’ultimo anno, “nel 2019 si sono concretizzate 23 nuove assunzioni a tempo indeterminato e 13 a tempo determinato, mentre sono stati realizzati 112 tirocini locali di una durata dai 3 ai 12 mesi – ha riferito ancora Berarducci – Complessivamente, 62 persone con sindrome di Down sono state inserite in stage brevi e tirocini dentro progetti nazionali ed europei”. Per quanto riguarda in particolare il progetto “Chi trova un lavoro trova un tesoro”, sono state avviate al lavoro “98 persone con sdD e formati 43 operatori di 26 territori, in 14 diverse regioni”, ha riferito Berarducci.

Dove?

Per quanto riguarda i luoghi e gli ambiti di lavoro, “più del 70% degli inserimenti sostenuti dall’associazione è in aziende private o nel pubblico, il resto in cooperative sociali: dai bar ai supermercati, dall’accoglienza alberghiera agli uffici pubblici, dai negozi ai salotti di bellezza, dagli aeroporti agli ospedali, tanti sono i settori in quei queste persone sono impiegate, contrariamente al pregiudizio in base a cui vengono immaginati per lo più nella ristorazione o nei lavori ripetitivi”.

Come?

Ma quali accortezze e attenzioni richiedono questi lavoratori? “L?impegno adeguato per loro è un part-time di massimo 24 ore a settimana, con turni fissi, mansioni semplici, ma con ruoli anche di responsabilità – ha riferito ancora Berarducci – Ciò che si rende necessario è una buona organizzazione del lavoro e dei compiti, la chiarezza dei ruoli e il riconoscimento del lavoratore in quanto tale”.

Le 9 azioni del “protocollo”

Berarducci ha anche illustrato un vero e proprio protocollo, in cui sintetizza le nove azioni indispensabili per assicurare la buona riuscita di un inserimento lavorativo: nei confronti di aziende da un lato, famiglie, lavoratori e operatori dall’altro, sono necessari “Informazione, sensibilizzazione, accoglienza, valutazione, sostegno, orientamento, formazione, tutoraggio e monitoraggio”. L’associazione offre poi sostegno alle aziende che accolgono tirocinanti o lavoratori con sindrome di Down: “Garantiamo ai datori di lavoro accompagnamento nella fase di valutazione e selezione e nella definizione del rapporto di lavoro, informazione e sensibilizzazione sul tema, tutoraggio nei primi mesi, monitoraggio del servizio nei primi anni, disponibilità a consulenze senza limiti di tempo”. Tanti ancora sono gli ostacoli lungo il complesso percorso dell’inclusione lavorativa delle persone con sindrome di Down: “I pregiudizi ancora diffusi rendo necessari un lavoro di sensibilizzazione e un accompagnamento nel rapporto tra lavoratore e azienda: in questo è cruciale il ruolo delle associazioni e dei servizi d’inserimento lavorativo”, ha detto ancora Berarducci.

Alla conquista dell’Europa

Ma cosa accade oltre i confini italiani? Con il progetto “Valueable”, promosso da AIPD, lo sguardo e l’azione si sono allargati in sei Paesi europei, coinvolgendo finora 103 aziende, che hanno aderito ai principi e agli obiettivi del progetto: Portogallo (19 aziende), Spagna (40), Germania (5). Italia (24), Ungheria (5) e Turchia (8). Ne ha parlato la coordinatrice del progetto, Paola Vulterini, che ha chiarito innanzitutto lo scopo del progetto: “Facilitare l’accesso delle persone con disabilità intellettiva alla formazione e all’inclusione lavorativa nel settore dell’ospitalità, attraverso partnership durevoli”. Tra le azioni previste entro la fine del 2022, quando si concluderà la terza fase del progetto, c’è “la realizzazione di corsi HACCP in alta comprensibilità, per favorire e incrementare l’inserimento lavorativo nel settore della ristorazione, per il quale questa certificazione è indispensabile ma spesso inaccessibile a chi ha una disabilità intellettiva”, ha spiegato Vulterini. “Quel che stiamo dimostrando, con questo progetto, è che assumere questi lavoratori non è solo una ‘buona azione’, ma conviene all’azienda, in quanto migliora il clima lavorativo, si riduce la conflittualità, come ci è stato riferito da diversi imprenditori. Inoltre, si incrementa la propria visibilità, grazie agli strumenti che il progetto e la rete offrono”.

Le testimonianze

Durante il convegno, sono intervenuti anche due lavoratori con sindrome di Down, insieme ai rispettivi datori di lavoro, che hanno raccontato la propria esperienza e portato la propria testimonianza: Martina e Luca, rispettivamente lavoratrice e direttore presso il punto vendita “Skechers” di Euroma2; e Lorenzo e Luca, lavoratore e responsabile presso l’ostello “Helle Roma”. E’ intervenuto, in chiusura, anche Alessandro Passadore, produttore per Viola Film della fiction Rai Cinema “Ognuno è perfetto”. Il set, ha raccontato, “non rispetta sicuramente quegli accorgimenti di cui si è parlato poco fa, che si ritengono necessari per le persone con sindrome di Down: i turni sono lunghissimi, si lavora per molte ore di seguito, sempre in posti diversi: eppure, questi attori hanno dimostrato di essere perfettamente all’altezza del lavoro richiesto e hanno creato nella troupe un clima unico, contagiandoci tutti con la loro positività”.

“Dopo di noi”: il paradosso dei soldi non spesi

Fonte www.vita.it – Seimila beneficiari, a fronte di una platea potenziale che la relazione tecnica che accompagnava la legge nel dibattito parlamentare, nel 2016, aveva quantificato in 127mila persone. Le stime erano dell’Istat: 38mila persone con disabilità gravi al di sotto dei 65 anni che vivono soli e hanno perso entrambi i genitori e 89mila che vivono con genitori anziani. «Nell’arco dei prossimi cinque anni circa 12.600 perderanno tutti i familiari», aveva affermato nei mesi successivi l’istituto.

«Cinque anni non sono passati, ma quattro sì. E anche quando i genitori sono ancora vivi, basti pensare che quelli che nel 2016 avevano 80 anni e un figlio di 60, oggi di anni ne hanno 84 e il figlio 64. Quattro anni a quell’età cambiano tutto. Per questo i dati della Seconda relazione al Parlamento, appena presentata, sono francamente sconfortanti», ammette Roberto Speziale, presidente nazionale di Anffas. Speziale è una delle persone che più ha creduto nella legge 112/2016 «e ci credo ancora, perché per le nostre famiglie il dopo di noi non è un tema qualunque, è “il” tema per eccellenza».

Come spiegare questi dati? E come fa a essere ancora ottimista?
Intanto c’è da dire che la Relazione fotografa la situazione al 31 dicembre 2018, quindi a un anno fa. Poi c’è da ricordare che i primi due anni della legge sono stati anni di rodaggio, la legge ha scontato inizialmente la sua portata innovativa, i territori hanno dovuto metabolizzare le novità. Non possiamo dire “tutto male”. Nelle prossime annualità sono certo che i numeri dei beneficiari si innalzeranno, da questo punto di vista ottimista. Certo se pensiamo invece alle famiglie, al bisogno, alla realtà… i numeri sono sconfortanti. Quello dei 6mila beneficiari come anche la cartina d’Italia contenuta nella Relazione, con le 380 nuove soluzioni alloggiative tutte concentrate al Centro Nord. Una cosa che la Relazione evidenzia, ed è importante, è che dove la legge ha funzionato c’è stato un forte raccordo con le associazioni e le famiglie, non solo a livello di consultazione ma anche di coprogettazione e compartecipazione: questo è uno degli elementi qualificanti della legge e anche il riscontro diretto che abbiamo dai territori ci dice questo.

La parte che proprio non ha funzionato è quella relativa alle agevolazioni per trust e assicurazioni.
Se lo ricorda sicuramente, all’epoca ci furono molti attacchi da parte dei 5 Stelle, che dicevano che la legge 112 era nata per fare un favore alle assicurazioni e ai trust… Sono opportunità, ma nessuno che conoscesse un po’ il nostro mondo poteva realisticamente immaginare che ci sarebbe stata una corsa dettata dall’agevolazione fiscale. Lì ha pesato moltissimo la mancanza di una campagna informativa, che era prevista dalla legge stessa in realtà e che non è mai stata fatta. Sono strumenti complessi, che le famiglie non conoscono e verso cui sono diffidenti in prima battuta, vanno spiegati. Poi la relazione stessa dice che sarebbe opportuno lavorare su altri strumenti.

Quel che è certo è che le mancate entrate sono state di un ordine di grandezza incomparabilmente inferiore al previsto e dal momento che quelle risorse, secondo la legge, vanno nel Fondo per finanziare gli interventi per il dopo di noi… significa che sono in arrivo un sacco di soldi in più.
Avremo un sacco di soldi in più, è vero, che rischiano di andare ad accumularsi a quelli che le Regioni hanno già, fermi e che non vengono spesi perché le regioni non sono pronte… Tant’è che la Relazione non lo dice quante sono le risorse che sono state effettivamente utilizzate. Le famiglie hanno bisogno, anzi, sono disperate. Ma alle famiglie i soldi messi a disposizione dalla legge 112 in larghissima parte non sono ancora arrivati. Non è la legge ad essere sbagliata o ad essere un “flop”, è che le Regioni vanno aiutate a spendere questi soldi e a spenderli bene. Questo è il problema principale della legge 112.

È paradossale e sconcertante…
Prendiamo la Puglia. Su 52 domande, in tre anni ne sono state accolte 9 e altre 9 hanno iniziato ad essere prese in carico; i soldi realmente spesi sono poche decine di migliaia di euro a fronte di 12 milioni disponibili. Il Molise ha un solo progetto approvato in tre anni. Ce lo siamo detti più volte, la legge prevede l’attribuzione delle risorse alle Regioni a fronte della dimostrazione di aver speso le risorse degli anni precedenti. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha proceduto all’erogazione delle quote spettanti per l’annualita` 2018 a 14 Regioni per circa 41 milioni di euro, mentre per Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia è ancora in corso l’ approfondimento istruttorio relativamente alla rendicontazione per l’annualita` 2016. Ma per assegnare quelle risorse, il Ministero di è “accontentato”, come dice la Relazione stessa, della «attribuzione agli ambiti delle risorse relative all’annualita` 2016». Attribuzione agli ambiti però non vuol dire ancora “risposte ai cittadini”. Non è che le famiglie in Puglia non hanno bisogno, è che il sistema che è stato costruito è farraginoso e complesso.

Esattamente il problema nelle Regioni qual è?
Non sanno fare i progetti. La legge 112 si attua solo in presenza di una valutazione multidimensionale e di un progetto individualizzato. Sa cosa fanno invece alcune regioni? Dicono di presentare una istanza telematica, indicando l’Isee e caricando il progetto. Chi lo scrive il progetto? Le famiglie. Ma quello non è un progetto, quello al massimo sono i tuoi desiderata. L’alternativa offerta è quella di pagare un’agenzia privata, con al massimo il 10% del contributo, per farti scrivere il progetto. Che senso ha?

Come si possono “aiutare” le Regioni, come dice lei?
Per il 14 febbraio Anffas ha in programma l’evento di lancio del progetto “Liberi di scegliere… dove e con chi vivere”, che è una citazione dell’articolo 19 della Convenzione Onu, realizzato con il co-finanziamento del Ministero del lavoro e politiche sociali per l’annualità 2018. L’obiettivo di questo progetto è mettere in campo iniziative utili a fornire concrete soluzioni per la corretta applicazione della legge 112/16, anche attraverso l’attivazione di 35 sportelli territoriali per la predisposizione dei progetti individuali di vita. Sperimenteremo un modello virtuoso per la valutazione multidimensionale, dando il nostro contributo al potenziamento della rete di infrastrutturazione sociale. La nostra storia è questa, da sempre: non quella di lamentarsi, ma di fare cose. In parallelo, stiamo lavorando a un modello di progetto individuale semplificato, pur di avviare il processo.

Che altro dato le balza all’occhio leggendo la Relazione?
La misura più utilizzata è stata la c, quella per le “palestre” per la vita indipendente, che prevedono un distacco progressivo dalla famiglia e servizi per lo sviluppo dell’autonomia… È molto positivo, però…

Però?
Forse può anche celare qualcosa di deprecabile, cioè che da qualche parte si stiano finanziando con i soldi della legge 112 i classici e ordinari servizi dei centri diurni.

Nel mondo Anffas, quante nuove realtà sono nate con la legge 112/16?
Ad oggi, abbiamo censito oltre cento nuove realtà nate su ispirazione della legge 112. Su ispirazione nel senso che le nostre associazioni sono molto pratiche, le iniziative sono conformi alla legge e al suo senso, ma sono state realizzate talvolta con risorse proprie, non con i finanziamenti del fondo della legge. D’altronde come dicevo questo tema è assolutamente all’ordine del giorno per tutte le ns famiglie, in Anffas c’è un fiorire di incontri e di ipotesi… La legge è stato un attivatore straordinario, abbiamo fatto oltre 50 convegni… Il tempo che scorre senza risposte fa male e noi non possiamo aspettare.

Per approfondire leggi l’articolo “Dopo di Noi: solo 6.000 persone in tutta Italia beneficiano dei progetti