Lombardia: questa è finalmente una buona notizia

Da “Superando” 15/01/2020 Il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato due mozioni con le quali sono stati in pratica azzerati i contenuti di quella Delibera di Giunta prodotta a fine dicembre, della quale numerose organizzazioni lombarde, a partire dalla Federazione LEDHA, avevano chiesto nei giorni scorsi profonde modifiche, «per garantire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone con disabilità». «Quella Delibera – commentano dal Comitato Uniti per l’Autismo – aveva suscitato un’ondata di indignazione, ma ora alcuni problemi sembrano in via di risoluzione. E questa è finalmente una buona notizia»

Oltre all’iniziativa promossa dalla Federazione lombarda LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), affiancata dal Comitato Uniti per l’Autismo e da numerose altre organizzazioni (se ne legga l’elenco a questo link), che aveva inviato una lettera all’Assessore Regionale competente, chiedendo varie modifiche a quella Delibera di Giunta approvata alla fine di dicembre e contenente il Piano Regionale per la Non Autosufficienza della Lombardia 2019-2021, «per garantire alle persone con disabilità “grave e gravissima” i sostegni indispensabili a vivere un’esistenza dignitosa, nel rispetto dei loro diritti fondamentali».
Successivamente, sempre nella giornata di ieri, si è verificato un fatto nuovo, decisamente importante, tanto da far parlare – finalmente – di una buona notizia per le persone con disabilità e le loro famiglie.

Come segnala infatti il citato Comitato Uniti per l’Autismo, è accaduto che il Consiglio Regionale Lombardo abbia approvato due mozioni, una presentata dalle opposizioni e una dalle forze di maggioranza, con le quali in pratica sono stati azzerati i contenuti di quella discussa Delibera, che aveva tagliato del 33% il contributo riguardante la cosiddetta “Misura B1”, derivante dal Fondo per la Non Autosufficienza, ai disabili gravissimi lombardi.
«La Delibera XI/2720 – commentano dal Comitato Uniti per l’Autismo – aveva suscitato un’ondata di indignazione, ma ora, a distanza di poche settimane, alcuni problemi sembrano in via di risoluzione. Si tratta di un bel risultato, messo a segno dalle forze politiche presenti in Consiglio, ma certamente frutto di un’intensa attività di pressione che insieme a varie altre Associazioni e famiglie con diverse disabilità abbiamo esercitato sui politici, sulla pubblica opinione e sulla stampa a partire dal 23 dicembre scorso. Quello che è certo, per ora, è che la Giunta Regionale dovrà riportare a 600 euro mensili il contributo minimo della “Misura B1” per le oltre 7.000 persone con disabilità lombarde gravi e gravissime».
«Tramite la Legge di Bilancio per il 2020 – viene ulteriormente sottolineato – il Governo aveva già aumentato la dotazione del Fondo per la Non Autosufficienza, assegnando alla Lombardia circa 90 milioni, sia per il 2020 che per il 2021, a fronte dei circa 70 milioni del 2019. Ma andando in controtendenza, la Delibera lombarda aveva decurtato gli aiuti ai caregiver che si  prendono cura a casa delle persone con disabilità, introducendo una serie di paletti e problemi per ottenere dei fondi integrativi».

«Malgrado la soddisfazione – aggiungono dal Comitato -, restano tuttavia aperte alcune questioni fondamentali, come il meccanismo che lega l’erogazione del buono alla frequenza scolastica, in base al principio che più tempo il disabile gravissimo è presente in classe meno aiuti vengono riconosciuti alla famiglia, e, dulcis in fundo, il nuovo ostacolo dell’attestazione ISEE anche per il buono della “Misura B1”. Ma si tratta di anomalie che – essendo in dissonanza con basi costituzionali e normative – dovranno essere chiarite e risolte nelle sedi e con le modalità più opportune, facendo riferimento anche alle proposte di modifica da noi inviate all’assessore regionale Bolognini, insieme alla LEDHA e ad altre Associazioni, che saranno auspicabilmente affrontate in àmbiti specifici».

La conclusione del Comitato si rifà ai contenuti della citata lettera inviata alla Regione dalle Associazioni lombarde: «Siamo consapevoli – dichiarano infatti dall’organismo che rappresenta più di quaranta Associazioni lombarde impegnate sul fronte dell’autismo – che accogliere le nostre proposte richiederà una maggiore disponibilità di risorse,  ma riteniamo che si potranno evitare ulteriori interventi di carattere sanitario e sociosanitario anche più onerosi. Auspichiamo pertanto che la Regione Lombardia sappia trovare le risorse aggiuntive per venire incontro alle esigenze fondamentali delle persone con disabilità e per garantire il rispetto dei loro diritti fondamentali». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: unitiperlautismo@gmail.com (Raffaella Turatto).

LEDHA chiede alla Regione una “profonda revisione” del Piano per la non autosufficienza

Da “persone con disabilità” 14/01/2020
Le associazioni rappresentative delle persone con disabilità chiedono modifiche per garantire “alle persone con disabilità grave e gravissima i sostegni indispensabili a vivere un’esistenza dignitosa”

In una lettera inviata oggi all’assessore regionale alle Politiche sociali, abitative e disabilità di Regione Lombardia, Stefano Bolognini, LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità e altre dieci associazioni hanno chiesto una profonda revisione del Piano triennale regionale per la non autosufficienza per “garantire alle persone con disabilità ‘grave e gravissima’ i sostegni indispensabili a vivere una esistenza dignitosa, nel rispetto dei loro diritti fondamentali”.

Oltre a LEDHA, le associazioni firmatarie sono AISLA (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica), AISM (Coordinamento regionale Lombardia Associazione italiana sclerosi multipla), ANFFAS Lombardia (Associazione nazionale di famiglie di persone con disabilità intellettiva e relazione), ANGSA (Associazione nazionale genitori soggetti autistici), associazione “Famiglie SMA”, associazione “Aldo Perini”, Comitato lombardo per la vita indipendente, Comitato uniti per l’autismo, Huntington ONLUS (Rete italiana della malattia di Huntington), UILDM (Comitato regionale lombardo Unione lotta alla distrofia muscolare). Associazioni che rappresentano la maggior parte delle persone con disabilità interessate dal provvedimento regionale.

La lettera chiede una serie di interventi a Regione Lombardia (e alle ATE) per modificare i contenuti della Dgr XI/2720, che definisce il “Piano regionale per la non autosufficienza” nel triennio 2019-2021

Le associazioni chiedono innanzitutto di cancellare una richiesta che era stata indicata dalle famiglie come particolarmente critica. Ovvero l’assunzione del caregiver familiare come premessa per continuare a ricevere la parte fondamentale del sostegno previsto dal Fondo. Le associazioni chiedono di ripristinare le condizioni per cui, attraverso l’autocertificazione, si possa continuare a beneficiare del buono di 600 o 900 euro secondo i casi previsti lo scorso anno.

Allo stesso modo le associazioni chiedono di ripristinare l’integrazione al buono (200 euro) in caso di presenza di assistente familiare o di contratto con enti gestori di servizi domiciliari, senza ulteriori vincoli. “In ogni caso, si chiede di eliminare il vincolo della frequenza scolastica ‘per massimo di 25 ore settimanali’ per beneficiare del Buono di 600 euro”, si legge nella lettera.

A Regione Lombardia si chiede inoltre di cancellare il riferimento all’ISEE ordinario come criterio di accesso alla misura nel caso di liste di attesa, perché illegittimo. Inoltre, i limiti di accesso in base all’ISEE alla misura B2 e al Provi siano allineati a quelli previsti per la misura B1, ovvero 50mila di ISEE sociosanitario per gli adulti e 65mila di ISEE ordinario per i minori.

A Regione Lombardia si chiede poi un’importante modifica della DGR per quanto riguarda l’accesso ai progetti di vita indipendente basati sull’assistenza indiretta. “Chiediamo si cancelli il requisito di accesso della ‘capacità di esprimere la propria volontà’, perché privo di base scientifica, eccessivamente discrezionale, contrario all’articolo 19 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità -spiga Alessandro Manfredi, presidente LEDHA-. Chiediamo venga eliminato il vincolo di ‘vivere da soli’, perché irragionevole e lesivo della libertà delle persone con disabilità di vivere la propria vita familiare, e che si elimini il vincolo d’età fissato a 65 anni”. Da ultimo, le associazioni firmatarie della lettera chiedono di prevedere in ogni caso che, anche per il mese di gennaio la continuità venga assicurata per tutte le persone al 100% delle risorse e non al 60% come, inspiegabilmente, previsto in delibera.

“Siamo consapevoli che l’accoglimento delle nostre proposte richiederà un incremento delle risorse stanziate -conclude Alessandro Manfredi-. Si tratta di una richiesta che crediamo sia ‘ragionevole e conveniente’ ovvero ‘opportuna e giusta’ ma anche ma anche ‘proporzionata e misurata’ da un punto di vista economico, al fine di evitare ulteriori interventi di carattere sanitario e sociosanitario, decisamente più onerosi. Auspichiamo che Regione Lombardia sappia trovare le risorse necessarie per venire incontro alle esigenze fondamentali delle persone con disabilità e per garantire il rispetto dei diritti fondamentali”.

Piano non autosufficienza: “Non condiviso con la FISH!”

da www.fish.it 14/01/2020 “Siamo costretti a smentire ufficialmente e formalmente che il Piano per la non autosufficienza 2019-2021, approvato dalla Conferenza Unificata come allegato del decreto di riparto del Fondo per la non autosufficienza, abbia mai ottenuto l’approvazione e l’avallo della nostra Federazione.”

Così replica pubblicamente Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, alle diffuse critiche e richieste di chiarimenti che provengono dai territori proprio in questi giorni dopo la pubblicazione del decreto cui si accenna sopra.

E Falabella ricostruisce anche l’iter: “Nell’ottobre scorso (il giorno 9) la FISH, con molte altre organizzazioni, è stata convocata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali alla riunione della Rete della protezione e dell’inclusione sociale. Sul tavolo vi era il tema del Fondo per la non autosufficienza e del relativo Piano, strumento operativo e di indirizzo di cui da anni si chiede una attenta elaborazione e una conseguente adozione.”

In quell’incontro la segreteria tecnica ha presentato i dati e le elaborazioni relative che hanno consentito finalmente di avere un quadro un po’ più preciso e trasparente di come negli ultimi anni siano stati spesi dalle regioni gli stanziamenti relativi a quel Fondo.

Nel corso di quello stesso incontro sono stati sinteticamente presentati gli assi su cui elaborare il Piano per la non autosufficienza, strumento utile a costruire comuni livelli essenziali di prestazioni nelle regioni italiane.

Elaborare quel Piano comporta approfondimenti, attenzioni, confronti, concertazioni fra tutti gli attori, istituzionali e non. E con la condivisione, considerata la Convenzione ONU, con le organizzazioni delle persone con disabilità.”

Al contrario, il testo del Piano non è mai stato presentato o discusso dalla Rete, ma diviene un allegato del decreto di riparto del Fondo non autosufficienza, discusso e sancito dalla Conferenza Unificata il 7 novembre 2019, pronto per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il testo era stato “anticipato” dalla segreteria tecnica della Rete solo il pomeriggio precedente.

Nel Piano approvato ci sono elementi condivisibili, altri molto approssimativi, altri decisamente non condivisibili. – prosegue Vincenzo Falabella – Ma non è nel merito che vogliamo entrare, anche perché ormai il danno è fatto. È il metodo che è assolutamente inaccettabile: un Piano strategico come questo è stato elaborato ed approvato senza la condivisione dei diretti interessati, perdendo l’occasione di affinare al meglio lo strumento, oltre che di renderlo un patrimonio partecipato e comune.”

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Minori con disabilità e contrasto alla povertà educativa, Acli e Anffas iniziano un percorso comune

Fonte www.acli.it – Le Acli e l’Anffas iniziano un comune percorso di riflessione e proposta per migliorare il benessere individuale e familiare, a partire dalla vita delle persone con disabilità nella scuola. Gianluca Budano, Consigliere di Presidenza Acli con delega alle Politiche Familiari  e co-portavoce nazionale Investing in Children, e Roberto Speziale, Presidente nazionale Anffas e Presidente Consulta Disabilità Forum Nazionale Terzo Settore, nell’articolo che proponiamo qui sotto, descrivono la condizione dei bambini con disabilità in Italia e nello stesso tempo vengono lanciate alcune proposte riguardo l’integrazione dei fondi già esistenti, l’implementazione dei servizi e un radicale cambio di marcia nella presa in carico dei soggetti più deboli.

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La disabilità nella Legge di Bilancio e nel “Collegato Fiscale”

Da Superando 10/01/2020 – «Gli elementi che riguardano la disabilità non rappresentano una svolta nelle relative politiche»: lo si legge nell’ampio ed esaustivo approfondimento proposto dal Servizio HandyLex.org, che come accade ormai da tempo, anche all’inizio di quest’anno ha analizzato la Legge di Bilancio per il 2020 e il cosiddetto “Collegato Fiscale”, per comprendere quali siano le disposizioni che possano impattare in modo significativo sulle persone con disabilità e sulle loro famiglie

«Comprendere quali siano le disposizioni che possano impattare in modo significativo sulle persone con disabilità e sulle loro famiglie»: è questo, come accade ormai da molti anni, l’obiettivo del Servizio HandyLex.org nell’analizzare in modo ampio ed esaustivo la Legge di Bilancio per il 2020 (Legge 160/19), nonché il cosiddetto “Collegato Fiscale” (Legge 157/19), che contiene più specifiche disposizioni ritenuti urgenti appunto in materia fiscale.

«In questa prospettiva – viene sottolineato da HandyLex.org – va anticipata una certa insoddisfazione: gli elementi che riguardano la disabilità, infatti, non rappresentano una svolta nelle relative politiche».
«Al contempo – prosegue il commento – alcune specifiche istanze, espresse nel corso della discussione di quelle norme, sono state totalmente disattese. L’esempio più eclatante riguarda la nuova agevolazione nota come “Bonus Facciate”, misura che consentirà nel 2020 una significativa detrazione delle spese sostenute per il rifacimento, il restauro, la manutenzione appunto delle facciate dei palazzi. A tal proposito, era stato richiesto da più parti che un’analoga detrazione – ben superiore a quella già prevista per la manutenzione ordinaria e/o straordinaria – fosse estesa agli interventi di rimozione delle barriere architettoniche nelle parti comuni degli edifici, ma i relativi emendamenti in tale direzione, in possesso di maggioranza e opposizione, non sono stati approvati».

Suggeriamo quindi caldamente la lettura dell’approfondimento proposto da HandyLex.org (a questo link), che si sofferma su svariati temi, dall’eliminazione delle barriere alla scuola, dal Codice della Disabilità a una serie di Fondi specifici (Non Autosufficienza, Diritto al lavoro dei disabili, Assistenza alle persone con disabilità grave), dalle agevolazioni fiscali sui veicoli al sostegno ad alcune organizzazioni di persone con disabilità. (S.B.)