Covid, vaccino e disabilità: dopo l’annuncio si attendono chiarimenti

Fonte: www.disabili.com

Venerdì 8/1/2021 il Commissario Arcuri ha annunciato che, a partire da febbraio, il vaccino sarà somministrato anche alle persone con disabilità e ai loro “accompagnatori”

È di pochi giorni fa l’annuncio che in molti aspettavanole persone disabili e i loro accompagnatori verranno vaccinati contro il Coronavirus, insieme agli over 80, nel prossimo mese di febbraio. Ad anticiparlo è stato venerdì scorso il Commissario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, rispondendo alle domande dei giornalisti in conferenza stampa.

Quindi l’annuncio c’è, e viene accolto con favore da larga parte di coloro che da tempo chiedevano una via prioritaria per l’immunizzazione delle persone con disabilità, ma mancano i dettagli, le note operative, come pure qualcosa che sia nero su biancoLe domande sono tante: in molti chiedono chi siano gli accompagnatori ( i caregiver? i familiari? gli assistenti?), se ci saranno disabilità più o meno prioritarie, se varrà anche il requisito dell’età, se si verrà chiamati e da chi, ecc.

NESSUN RIFERIMENTO NEL PIANO STRATEGICO

Le domande sono tante, dicevamo, ma non risultano esserci, attualmente, riferimenti su cui basarsi per capire come si procederà. A notarlo sono in molti, e a segnalarlo sono, tra gli altri, le Consulte municipali del comune di Roma, come riporta Redattore Sociale. Come abbiamo avuto modo di constatare, anche le Consulte evidenziano che nel piano nazionale delle vaccinazioni anti Covid al momento non si fa alcun riferimento esplicito alle persone con disabilità e a chi li assiste. Attualmente, nell’elenco delle categorie prioritarie per la somministrazione del vaccino ci sono, come è noto, il personale sanitario, i residenti e il personale delle Rsa, le persone in età avanzata.

Va anche detto che nello stesso Piano è indicato che Le raccomandazioni saranno soggette a modifiche e verranno aggiornate in base all’evoluzione delle conoscenze e alle informazioni su efficacia vaccinale e/o immunogenicità in diversi gruppi di età e fattori di rischio, sulla sicurezza della vaccinazione in diversi gruppi di età e gruppi a rischio, sull’effetto del vaccino sull’acquisizione dell’infezione, e sulla trasmissione o sulla protezione da forme gravi di malattia, sulle dinamiche di trasmissione del virus SARS-CoV-2 nella popolazione nazionale e sulle caratteristiche epidemiologiche, microbiologiche e cliniche di COVID-19.

3 PUNTI DA CHIARIRE
Una serie di interrogativi vengono posti anche dall’Associazione Italiana Persone Down la cui presidente, Tiziana Grilli, plaude ed esprime”sincera gratitudine verso il commissario Arcuri, che mostra di aver ascoltato le nostre istanze”. Solo qualche settimana fa, infatti, AIPD, insieme a COORDOWN e ANFFAS, aveva chiesto tramite lettera al Ministro Speranza e al Commissario Arcuri la priorità vaccinale per le persone con disabilità – lettera alla quale, precisa Grilli – Ad oggi, non ci è pervenuto alcun riscontro.
In merito all’annuncio della priorità vaccinale dato alla stampa, l’Associazione mette in luce 3 punti sui quali chiede di precisare la questione:

1.       Chi sono gli accompagnatori?:
In particolare – dichiara Grilli – occorre che sia specificato che il riferimento non è solo alle persone con disabilità che vivono nelle strutture residenziali, ma anche a chi vive in casa e ai loro assistenti, familiari e non“;

2.       Il consenso informato:
“Occorre che siano date indicazioni operative al più presto, perché le famiglie siano ben informate e possano prepararsi“;

3.       il requisito anagrafico:
Secondo Grilli il requisito dell’età, almeno nel caso delle persone con Sindrome di Down, non deve essere considerato: “Anche prima dei 40 anni, infatti, come la letteratura scientifica ci ha detto chiaramente, queste persone sono maggiormente esposte al rischio di complicazioni e decessi in caso di contagio e devono quindi assolutamente essere protette“.

Intanto, in commissione Sanità la senatrice Iori ha presentato, insieme ad altri colleghi senatori del Pd, un’interrogazione parlamentare “anche per conoscere i criteri con i quali sarà individuata la platea dei soggetti destinati all’immunizzazione e quali le tempistiche”.

Da parte nostra, attendiamo fiduciosi maggiori dettagli, di cui non mancheremo di dare tempestiva informazione ai lettori.

Per approfondire:

Il piano strategico vaccino Covid

Il sito dedicato alle vaccinazioni contro il coronavirus

Provvidenze economiche per invalidi civili, ciechi civili e sordi: importi e limiti reddituali per il 2021

Ogni anno vengono rivalutati, collegandoli agli indicatori dell’inflazione e del costo della vita, gli importi delle pensioni, assegni e indennità che vengono erogati agli invalidi civili, ai ciechi civili e ai sordi e i relativi limiti reddituali previsti per alcune provvidenze economiche.
Per il 2020 importi delle provvidenze e limiti reddituali sono stati fissati dalla Direzione Centrale delle Prestazioni dell’INPS con Circolare 18 dicembre 2020, n. 148 (allegato 2).

Per la perequazione degli importi e  dei limiti di reddito INPS si adegua alle indicazioni del  decreto del 16 novembre 2020, emanato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali.

Per il 2021 la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle pensioni e dei limiti reddituali è determinata provvisoriamente da INPS come pari allo 0%, mentre per le indennità la variazione provvisoria è fissata a +0,79%. Nella stessa circolare viene anche fissata la perequazione definitiva allo 0,5% per il 2020 (nella circolare dello scorso anno era provvisoriamente allo 0,4%). L’effetto è quello che si vede nella tabella di sotto: nessuna variazione negli importi delle pensioni (inclusa l’indennità di frequenza) e dei limiti reddituali e marginali variazioni degli importi delle diverse indennità.

Rimangono immutati anche gli importi e i limiti di reddito (personali e coniugali) degli incrementi pensionistici riconosciuti ai sensi della sentenza 152/2020 della Corte Costituzionale. L’incremento massimo possibile per gli invalidi civili totali  rimane 364,93 euro/mese e per i ciechi assoluti di 341,54 euro/mese. La tabella di riferimento è la M5, e la tabella H fornisce indicazioni agli inabili totali (ex legge 222/1984).

Tipo di provvidenza Importo Limite di reddito
2021 2020 2021 2020
Pensione ciechi civili assoluti 310,48 310,48 16.982,49 16.982,49
Pensione ciechi civili assoluti (se ricoverati) 287,09 287,09 16.982,49 16.982,49
Pensione ciechi civili parziali 287,09 287,09 16.982,49 16.982,49
Pensione invalidi civili totali 287,09 287,09 16.982,49 16.982,49
Pensione sordi 287,09 287,09 16.982,49 16.982,49
Assegno mensile invalidi civili parziali 287,09 287,09 4.931,29 4.931,29
Indennità mensile frequenza minori 287,09 287,09 4.931,29 4.931,29
Indennità accompagnamento ciechi civili assoluti 938,35  930,99 Nessuno Nessuno
Indennità accompagnamento invalidi civili totali 522,10  520,29 Nessuno Nessuno
Indennità comunicazione sordi 258,82 258,00 Nessuno Nessuno
Indennità speciale ciechi ventesimisti 213,79 212,43 Nessuno Nessuno
Lavoratori con drepanocitosi o talassemia major 515,58 515,58 Nessuno Nessuno

 

Nel sito INPS è consultabile il testo ufficiale, completo di allegati, della Circolare 148/2020 citata in questo articolo.

 

Serve una misura specifica per il lavoro delle persone con disabilità

fonte: www.superando.it 14/1/2021

In questa sorta di lettera aperta rivolta segnatamente al mondo della politica, Emanuela Buffa sottolinea innanzitutto la sostanziale mancanza, nel piano di utilizzo dei fondi europei provenienti dal Recovery Fund, di riferimenti (e risorse) a una reale inclusione lavorativa delle persone con disabilità e chiede «una misura specifica esclusivamente dedicata al potenziamento dei servizi di inserimento e accompagnamento al lavoro delle persone con disabilità, specie di quelle più difficili da collocare, anche con un maggiore coinvolgimento del Terzo Settore»

Uomo con disabilità motoria al lavoroIn Italia, nonostante tanti bei proclami di attenzione al tema della disabilità da parte del mondo della politica, il tasso di occupazione delle persone con disabilità è molto più basso che nel resto dell’Europa e in alcune categorie la percentuale di occupazione non supera lo 0,2%.
Per questo motivo, noi Associazioni che ci occupiamo di garantire i diritti fondamentali sanciti dalle varie Convenzioni internazionali a cui anche il nostro Paese ha aderito, dal diritto allo studio alla formazione professionale, dal lavoro all’integrazione sociale ecc., speravamo di trovare all’interno delle prime bozze del Recovery Fund almeno un accenno (e qualche risorsa) sul tema dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, soprattutto quelle più difficili da collocare, come le persone con disabilità intellettiva, psichiatrica, autismo e così via.
invece nulla, se non un accenno al potenziamento delle soluzioni di smart working e un supporto per sviluppare le competenze digitali. È in questo modo che si intende includere queste persone nel tessuto sociale? Relegandole in casa con il proprio computer, per non vederle circolare nei vostri uffici? Non sapete che ci sono tanti altri lavori meno estranianti che una persona con disabilità è in grado di svolgere se solo viene messa in condizione di farlo?
Il lavoro, per loro, rappresenta il passaggio da cittadino passivo a cittadino attivo, da assistito a contribuente, con tutti i benefìci che questo comporta.

Chiediamo quindi che nella stesura definitiva del Recovery Fund venga prevista una misura specifica esclusivamente dedicata al potenziamento dei servizi di inserimento e accompagnamento al lavoro di queste persone fragili che preveda, ad esempio, un maggior coinvolgimento del Terzo Settore, che negli anni ha maturato specifiche competenze in questo campo, ovviamente in sussidiarietà con il sistema del collocamento mirato pubblico che dall’emanazione, ormai ventidue anni fa, della Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili), purtroppo non si è mai rivelato all’altezza delle aspettative di tante persone con disabilità in attesa di lavoro.

Coordinatrice del GGL di Torino (Gruppo Genitori per il diritto al Lavoro delle persone con disabilità Intellettiva), anche a nome di numerose altre Associazioni di tutela dei diritti delle persone con disabilità di tutto il territorio nazionale.

Nuovo PEI: finalmente un linguaggio comune che supera la discrezionalità

Fonte www.vita.it 14/1/2021

Il commento di Vincenzo Falabella, presidente della Fish, al nuovo modello di piano educativo individualizzato trasmesso alle scuole

È stato trasmesso ieri dal Ministero dell’Istruzione, alle scuole di ogni ordine e grado, il nuovo modello di piano educativo individualizzato che dovrà essere adottato per il prossimo anno scolastico. Tutte le informazioni utili si ritrovano in un sito internet dedicato. Attraverso una nota stampa, il Miur ha commentato: «abbiamo lavorato a stretto contatto con le Associazioni che rappresentano alunne e alunni con disabilità, con le scuole, con gli insegnanti. Da oggi si apre un nuovo capitolo per l’inclusione, che resta per noi centrale. Non a caso, abbiamo previsto nella legge di bilancio appena approvata un piano per l’assunzione di 25mila docenti di sostegno».

«Nel decreto ritroviamo alcune conferme rispetto alle istanze presentate dalle Associazioni in questi ultimi intensi mesi di confronto», commenta Vincenzo Falabella, presidente della Federazione italiana superamento handicap. «Alcune, però, sono mancanti, come ad esempio la somministrazione non specialistica dei farmaci estremamente connessa con una condizione di disabilità. Ma anche Linee Guida sul Profilo di Funzionamento che tengano conto della condizione di disabilità dei singoli alunni e delle situazioni di contesto ambientale previste in modo innovativo dalla Convenzione Onu sui diritti delle Persone con disabilità». Inoltre, continua Falabella: «quanto alla previsione positiva del finanziamento per l’aggiornamento del personale scolastico, essa dovrà essere completata con apposita normativa, attualmente inesistente, sulla formazione iniziale di tutto il personale scolastico sulle didattiche inclusive». A ciò si dovrà aggiungere «l’istituzione di una apposita classe di concorso per i docenti per il sostegno didattico, come previsto dal Piano Nazionale firmato qualche giorno fa dalla Ministra Azzolina».

«Bisogna riconoscere, però, che i nuovi strumenti adottati dal Pei permetteranno, su tutto il territorio nazionale, di avere un linguaggio comune e univoco, con l’obiettivo di superare discrezionalità, approssimazione, disomogeneità, nell’ottica di poter rendere sempre più esigibili i diritti dei nostri ragazzi e ragazze con disabilità», conclude Falabella. Per questo la Fish continuerà a confrontarsi con la Ministra e con il Ministero, con il consueto atteggiamento collaborativo, per trovare le soluzioni più efficaci.

Ecco il nuovo PEI: critiche all’automatismo per quantificare le ore di sostegno

fonte: www.vita.it 13/1/2021

Il Ministero dell’Istruzione ha trasmesso alle scuole il nuovo modello di piano educativo individualizzato, che dovrà essere adottato per il prossimo anno scolastico. Resta la criticata tabella che quantifica le ore di sostegno per l’anno dopo in base al debito di funzionamento rilevato a fine anno scolastico. GLO spodestato sulle quantificazione delle ore di assistenti alla comunicazione e all’autonomia

Il nuovo modello nazionale per il PEI, il Piano Educativo Individualizzato per alunne e alunni con disabilità è stato inviato questa mattina agli Istituti scolastici, dall’infanzia alla secondaria di secondo grado, insieme ad apposite Linee Guida. Previsto dal decreto legislativo 66/2017 – quello che a margine della Buona Scuola aveva ridisegnato l’inclusione scolastica – il nuovo PEI avrebbe dovuto entrare in vigore già del 1 gennaio 2019, con tutte le sue novità, fra cui un nuovo sistema di analisi dei bisogni e del funzionamento degli alunni da cui far scaturire la predisposizione e l’attuazione dei vari supporti e sostegni. A dicembre 2018 il decreto venne modificato e la sua entrata in vigore rinviata. Poi a settembre 2020 il Ministero dell’Istruzione aveva fatto sapere di aver trasmesso il documento al Consiglio superiore dell’Istruzione, passaggio preliminare all’invio alle scuole.

Per quest’anno le scuole potranno continuare ad utilizzare i modelli già redatti o aggiornarli dopo aver ricevuto la nota odierna, mentre il nuovo modello di PEI dovrà essere adottato in ogni caso nel prossimo anno scolastico e utilizzato già per il cosiddetto PEI provvisorio da predisporre, per i neo iscritti, entro il prossimo 30 giugno. Le procedure di iscrizione per il prossimo anno scolastico seguiranno la prassi corrente e alla domanda di iscrizione, in caso di alunni o studenti con disabilità, andranno allegate le certificazioni e le diagnosi previste dalle norme vigenti, in attesa delle previste Linee guida da parte del Ministero della Salute per le nuove modalità di certificazione della disabilità, mentre in assenza del Profilo di funzionamento in chiave ICF previsto dal Decreto 66 in via transitoria il GLO continuerà a far riferimento alla documentazione attualmente in vigore: Diagnosi Funzionale e Profilo Dinamico Funzionale.

Da oggi è disponibile, oltre al decreto interministeriale 182 del 29 dicembre 2020, alle Linee guida e al modello di PEI per i vari ordini scolastici, un sito dedicato: https://www.istruzione.it/inclusione-e-nuovo-pei/.

«Il nuovo PEI è rimasto a lungo in lavorazione, senza che si arrivasse mai a emanarlo», ricorda la Ministra Lucia Azzolina. Quando mi sono insediata ci siamo messi subito al lavoro, con le strutture ministeriali e, in particolare, con chi si occupa di inclusione, per emanare uno strumento in grado di aiutare a migliorare la qualità dell’inclusione. Abbiamo lavorato a stretto contatto con le Associazioni che rappresentano alunne e alunni con disabilità, con le scuole, con gli insegnanti. Da oggi si apre un nuovo capitolo per l’inclusione, che resta per noi centrale. Non a caso, abbiamo previsto nella legge di bilancio appena approvata un piano per l’assunzione di 25mila docenti di sostegno».

Il PEI – scrive il Ministero in una nota – «ruota attorno al rafforzamento del principio della presa in carico dell’alunno da parte di tutta la comunità scolastica. Anche per questo la legge di bilancio, oltre al Piano di assunzioni sul sostegno, prevede fondi per un’adeguata formazione sui temi dell’inclusione per tutto il personale». Il PEI sarà redatto dal Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione (il GLO) coinvolgendo l’intero team dei docenti di classe, le famiglie, gli operatori sanitari. Introduce nella scuola la nuova prospettiva bio-psico-sociale dell’ICF ed è costruito attorno a quattro assi: dimensione della Socializzazione e dell’Interazione; della Comunicazione e del Linguaggio; dell’Autonomia e dell’Orientamento; Cognitiva, Neuropsicologica e dell’Apprendimento.

Da oggi si apre un nuovo capitolo per l’inclusione, che resta per noi centrale. Non a caso, abbiamo previsto nella legge di bilancio appena approvata un piano per l’assunzione di 25mila docenti di sostegno».

Lucia Azzolina

Da settembre ad oggi, in verità, rispetto al nuovo modello di PEI non sono mancate le critiche di insegnanti di sostegno, famiglie e associazioni. Ancora ieri CoorDown ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e alla Ministra della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina per chiedere di modificare il nuovo modello di PEI che si era ritrovato nelle bozze circolate: «rispetto alla realtà attuale dove il voto della famiglia è determinante per il PEI, le nuove regole del GLO prevedono un collegio dove la famiglia dello studente disabile partecipa con un solo voto rispetto all’intero corpo docente che diventerebbe l’unico organo idoneo per l’approvazione del PEI, di fatto eliminando il parere vincolante della famiglia», scriveva ieri l’associazione. Nelle linee guida pubblicate oggi di questo voto sembra – a una prima lettura – non esserci traccia«Pare rientrata la questione per cui sembrava che la famiglia non partecipasse unicamente all’incontro del GLO di giugno, quello in cui deve essere quantificata la proposta di ore di sostegno. Questa esclusione delle famiglie non c’è più», annota Gianfranco de Robertis, avvocato, componente per Anffas dell’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica presso il Ministero dell’Istruzione e docente a contratto in “Legislazione primaria e secondaria riferita all’integrazione scolastica” all’università degli studi di Roma “Foro Italico” –

Resta invece – ed è una nota negativa – la Tabella per l’individuazione del Fabbisogno Risorse professionali per il sostegno didattico e l’assistenza (la trovate come allegato c1 sul sito detto prima). Di fatto un nuovo automatismo per la quantificazione delle ore sostegno che si sostituisce a quello attuale imperniato sulla gravità della condizione di disabilità, ma senza cambiarne la logica. «È un peccato perché l’impianto del nuovo PEI ha un suo senso, si basa sulla Convenzione Onu e sui giusti sostegni, ma se poi all’ultima pagina non ci sono i giusti sostegni ma ancora gli automatismi… cade un po’ tutto», continua de Robertis.

Le esigenze di sostegno didattico e per l’autonomia e la comunicazione per l’anno successivo nascono non solo dall’analisi del raggiungimento degli obiettivi didattici e di autonomia e comunicazione dell’anno concluso ma anche dalle predeterminazioni, insieme alla famiglia, degli obiettivi ritenuti da poter perseguire nell’anno successivo. Questi ultimi non sono solo collegabili ai soli traguardi raggiunti nell’anno precedente

Gianfranco de Robertis

La proposta della quantità delle ore di sostegno, a maggio, viene fatta a partire dal debito di funzionamento rilevato e a seconda di quello – assente, lieve, medio, elevato o molto elevato – la voce crocettata va a individuare il range di ore di sostegno possibile: da 0 a 25 alla scuola dell’infanzia, suddivise in quattro fasce, e da 0 a 18 alla secondaria, sempre in quattro fasce. «Pur superandosi l’inaccettabile automatismo di prassi avvenuto negli anni tra condizione sanitaria ed assegnazione del sostegno, quasi che l’alunno fosse la sua malattia, se ne introduce comunque un altro, tra “debito di funzionamento” e ore di sostegno. Ma le esigenze di sostegno didattico e per l’autonomia e la comunicazione per l’anno successivo nascono non solo dall’analisi del raggiungimento degli obiettivi didattici e di autonomia e comunicazione dell’anno concluso ma anche dalle predeterminazioni, insieme alla famiglia, degli obiettivi ritenuti da poter perseguire nell’anno successivo. Questi ultimi non sono solo collegabili ai soli traguardi raggiunti nell’anno precedente: per esempio per l’anno successivo per la maturità raggiunta solo nelle ultime settimane di scuola o per la propensione individuale di quell’alunno proprio per le nuove materie si può ben sperare a obiettivi più alti di quelli che avrebbe portato la mera consequenzialità del percorso. Oppure può aversi il caso in cui seppur il debito di funzionamento si sia attestato alla fine dell’anno scolastico ancora a livello medio, si stia però dentro un trend che stava calando velocemente in maniera negativa, per esempio per l’impatto della didattica a distanza. La regola principe è il percorso di progettazione condivisa con la famiglia e con tutti gli operatori che a vario titolo partecipano a questo percorso dell’alunno e della classe, da attivare alla fine dell’anno scolastico precedente, evitando quindi che il primo giorno di scuola non sia tale per tutti gli alunni», prosegue de Robertis. «Fish aveva chiesto almeno di prevedere delle eccezioni, che però sembra alla prima lettura non ci siano nelle linee guida».

Già prima di Natale Anffas aveva riaffermato con forza la propria contrarietà «a qualsiasi tentativo volto a ridurre il percorso di inclusione scolastica ad un mera lotta di ore di sostegno aumentate o diminuite a seconda delle forze in campo o peggio dei ricorsi giudiziali». «Precostituire una tabella in cui far corrispondere, a seconda del livello di “debito di funzionamento” dell’alunno con disabilità rilevato alla fine dell’anno scolastico precedente, un range di ore spettanti per il successivo anno scolastico, significa passare dalla padella alla brace con buona pace rispetto al percorso che era stato già individuato e condiviso e che, invece, prevedeva un percorso valutativo con la piena partecipazione dell’alunno e della famiglia che fosse in grado di garantire tutti i giusti e necessari sostegni, in modo individualizzato», aveva commentato Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas. «Basta scorciatoie, se si vuole veramente costruire un nuovo sistema di un inclusione scolastica la via maestra da percorrere è quella di completare al più presto la riforma con i decreti mancanti, mettendo in atto una imponente attività formativa che accompagni, nella pratica attuazione, quanto la riforma prevede ed introduce sia in termini di innovazione che di nuove e diverse competenze. In buona sostanza occorre introdurre un sistema fortemente basato sulla corresponsabilità dei vari soggetti che a vario titolo interagiscono con gli studenti con disabilità al fine di garantirne la piena e compiuta inclusione nel mondo della scuola. L’intero processo valutativo deve vedere un ruolo centrale della famiglia che non può essere mai relegata ad un ruolo marginale o meramente destinataria di altrui decisioni».

Un altro problema riguarda la quantificazione delle ore previste per assistenti alla comunicazione e all’autonomia. A queste due voci c’è un (*) che sottolinea come «le risorse professionali da destinare all’assistenza, all’autonomia e alla comunicazione sono attribuite dagli Enti preposti, tenuto conto del principio di accomodamento ragionevole e sulla base delle richieste complessive formulate dai Dirigenti scolastici, secondo le modalità attuative e gli standard qualitativi previsti nell’accordo di cui all’articolo 3, comma 5-bis del DLgs 66/2017». «Il GLO praticamente è spodestato, non si è capito che accomodamento ragionevole non è il ragionevole contenimento della spesa pubblica», chiosa de Robertis. “Ragionevole” nell’articolo 2 della Convenzione Onu indica l’utilizzo non sproporzionato di una risorsa rispetto all’efficacia che deve conseguire: «bisognerà stare attenti che non si utilizzi questo sistema per contrarre le risorse».

«Ora occorre controllare parola per parola quanto è stato modificato rispetto alle bozze, basta che siano stati tolte poche parole che alcune questioni attenzionate si disinnescano», è il primo commento di Dario Ianes, docente di pedagogia e didattica speciale a Bolzano. «A me questo nuovo PEI pare un passettino debole ma nella direzione giusta. Sugli automatismi per l’attribuzione delle ore di sostegno eravamo tutti un po’ perplessi, ma in realtà per risolvere alla radice il problema serve un cambio di paradigma. Il tema vero è che la questione delle figure di supporto all’inclusione non è ancora risolta, occorre trovare un sistema diverso. Basti pensare ai 13mila idonei ai corsi di specializzazione sul sostegno che non potranno specializzarsi, hanno superato le selezioni ma non possono fare il corso ordinario perché i posti sono pochi, nonostante in Italia oggi il 37% delle cattedre di sostegno siano date a docenti non specializzati. Un tema incredibile. C’è una precarizzazione al cubo del sostegno, con scelte che sempre più sembrano mettere in dubbio la reale volontà del sistema di supporto all’inclusione».